politicamente

Finanziamenti occulti agli inceneritori

Onorevole Pierluigi Bersani, Ministro per lo Sviluppo Economico

le scrivo la presente riguardo l'errore (?) riguardo gli incentivi CIP6, per rimarcare la delusione mia, come di molti cittadini elettori del centrosinistra (?) per l'atteggiameno furbesco con il quale Vossignoria cerca di occultare una vera e propria truffa che porta il nome di INCENERITORI (o come Voi li definite "termovalorizzatori"), tramite la voce A3 della bolletta ENEL.

Da parte mia tornerò a non votare, invitando tutti quelli con cui posso discorrere a fare altrettanto, perchè le false promesse non son degne di una politica che si vorrebbe finalmente "più alta".

Due schiramenti contrapposti solo dai diversi lobbysti da soddisfare, e intanto non si cerca di limitare le emissioni inquinanti, problematica colossale e globale.

Ma che vuole che sia, "il cielo è sempre più blu" o no?

Davide Ferrari - Borgo San Giacomo (BS),
lì 26 gennaio 2007

per chi volesse far sentire la propria voce, scrivere a:

progetto@dsonline.it - segreteria.ministro@attivitaproduttive.gov.it


GRUPPO TERRA E AMBIENTE BRESCIANO :: Visita al parlamento Europeo

GRUPPO TERRA E AMBIENTE BRESCIANO

Visita al parlamento europeo, Bruxelles 16-18 marzo 2005

PROBLEMATICHE AMBIENTALI DEL TERRITORIO PROVINCIALE
(piano cave, centrali termoelettriche, infrastrutture ferroviarie e autostradali, le acque del lago d’Idro)

LA QUESTIONE DELLE CAVE

A novembre è stato approvato il piano cave per le sabbie e le ghiaie della provincia di Brescia che, con oltre 70 milioni di metricubi in dieci anni, si è rilevato il più grosso in Italia. L'estensione in superficie e in volumi di molti ATE appare oltremodo esagerata: si va a compromettere un territorio rurale con un tasso di trasformazione già molto elevato (capannoni e autostrade). Molti ATE (Ambito Territoriale Estrattivo), anche di nuova istituzione, sono stati posizionati in aree ad alta vulnerabilità della falda acquifera e, nonostante ciò, viene autorizzata senza restrizioni la coltivazione per molti metri sotto il livello dell'acqua, compromettendo, come già evidenziato dall'ASM di Brescia (gestore di numerosi pozzi e acquedotti comunali), il fragile equilibrio e la qualità delle acque destinate al consumo umano: l'acqua ad uso potabile è la stessa in cui vengono coltivati gli inerti. Buona parte del coltivato viene esportato fuori provincia (30-40%), imponendo alti costi ambientali e alla salute dei cittadini per i trasferimenti su camion. La Regione Lombardia e la Provincia di Brescia hanno approvato una pianificazione finalizzata a soddisfare gli interessi solo di una parte degli operatori del settore estrattivo, creando di fatto un oligopolio, e come già sottolineato dall'Associazione degli imprenditori bresciani AIB questo è un danno per un'economia di mercato, che si basa sulla libera concorrenza per la crescita delle imprese. Si registrano enormi difficoltà da parte dell'Amministrazione Pubblica, dotata di possibilità finanziarie sempre più limitate, di controllare e amministrare l'industria dell'estrazione degli inerti. Appare sempre più evidente l'impotenza e l'impossibilità di piccoli comuni, con scarsi mezzi tecnici e finanziari, di gestire i rapporti con grosse imprese che ormai grazie ai vantaggi derivanti dall'oligopolio coprono tutta la filiera dell'edilizia (dalla coltivazione degli inerti al calcestruzzo e alla costruzione delle infrastrutture), e fare in modo che la coltivazione di inerti si svolga nei binari stabiliti dalla legge, compresa la fase, pochissimo attuata, del recupero ambientale. L'Unione Europea proprio nel campo delle georisorse esige uno svincolo netto tra il consumo delle georisorse e la crescita economica: la produzione deve muoversi verso la qualità dei prodotti e, attraverso lo sviluppo di un'economia realmente efficiente, si deve ridurre drasticamente lo spreco di risorse naturali (suolo, sottosuolo e territorio in generale) verso produzioni di qualità e di recupero: a Brescia invece si continua ad aumentare spreco e consumo. Alle richieste di chiarimento di molti cittadini, comitati, associazioni di categoria e comuni sono state date risposte poco significative in contrasto con la convenzione di Ahrus sulla partecipazione alla gestione ambientale. Il piano cave non viene sottoposto a VAS come richiederebbe un'attenta gestione del territorio, ma per decreto di giunta regionale (6/41987) viene esautorato pure dalla verifica VIA, e non viene applicata la Verifica d'Incidenza.

L’APPROVVIGIONAMENTO ENERGETICO E LE NUOVE CENTRALI ELETTRICHE A TURBOGAS

L’efficienza con cui si usa l’energia in Italia è molto bassa. Il nostro sistema energetico è come un secchio bucato che nei processi di trasformazione dalle fonti fossili agli usi finali e negli usi finali (calore,freddo,forza,illuminazione) spreca sotto forma di calore degradato più energia di quella che rende disponibile. I consumi delle fonti fossili si suddividono in tre categorie più o meno equivalenti: il riscaldamento degli ambienti; la produzione di energia termoelettrica, l’autotrasporto. Nel riscaldamento degli ambienti la legge tedesca non consente di superare i 70 kwh al metro quadrato all’anno. Le case passive (l’unico settore trainante nell’edilizia tedesca) non possono superare i 15/kwh/m2/a. In Italia, con un clima molto più mite, si calcola (ma nessuno sa fornire dati precisi) che si raggiungano i 150-200 kwh/m2/anno. Il Rendimento medio attuale del parco centrali termoelettriche è del 38%. I cicli combinati raggiungono il 55%. La cogenerazione diffusa, oggi assolutamente sottoutilizzata, il 94%. Nel settore automobilistico, dopo il dimezzamento dei consumi avvenuto negli anni settanta, non ci sono stati ulteriori miglioramenti, ma Greenpeace negli anni ’90 ha fatto costruire un’autovettura che supera i 40km con un litro di benzina e le case automobilistiche hanno già realizzato prototipi di medie cilindrate che raggiungono i 100-120 km con un litro di benzina. Allo stato attuale della tecnologia è quindi possibile dimezzare i consumi di fonti fossili accrescendo l’efficienza dei processi di trasformazione energetica e utilizzando quei veri e propri giacimenti nascosti di energia costituiti dagli sprechi,dalle inefficienze e dagli usi impropri. Accrescendo l’efficienza, si riducono i consumi di energia alla fonte a parità di servizi finali. Pertanto si riducono contemporaneamente le emissioni di CO2 e i costi della bolletta energetica. I vantaggi ecologici sono direttamente proporzionali a quelli economici. Questo è inoltre il pre-requisito per favorire lo sviluppo delle fonti rinnovabili, che hanno rendimenti molto inferiori e molto più irregolari delle fonti fossili. Se i consumi energetici ( di cui almeno la metà sono sprechi), si riducono, le fonti rinnovabili possono soddisfarne una quota significativa, altrimenti il loro contributo rimane irrisorio. Una politica energetica finalizzata a ridurre le emissioni di CO2 deve pertanto articolarsi in due fasi: la riduzione al minimo dei consumi e la soddisfazione dei consumi residui nei modi meno inquinamenti a parità d’investimento. L’importanza economica è fondamentale se si vuole proporre un discorso concreto. Il fotovoltaico azzera le emissioni di CO2, ma i kw di potenza di picco costa 10 volta di più di 1 kw in cogenerazione diffusa, che le riduce invece del 50%. Quindi, a parità d’investimento la cogenerazione diffusa riduce le remissioni di CO2 5 volte di più del fotovoltaico. Il passo preliminare per favorire lo sviluppo delle tecnologie che riducono l’emissioni di CO2, è un’accurata diagnosi energetica degli utilizzatori finali di energia per capire dove e come, a parità d’investimento, si possono ottenere le maggiori riduzioni di sprechi, inefficienze e usi impropri. E risultati migliori in termini ambientali sono i risultati migliori in termini economici.
La chiave di volta per avviare un meccanismo di questo genere sono le ESCO (Energy Service Company),società che realizzano a proprie spese le ristrutturazioni energetiche dei loro clienti, richiedendo in cambio, per un numero di anni prefissato contrattualmente, i risparmi economici conseguenti ai risparmi energetici che riescono a ottenere. Queste imprese si assumono il rischio finanziario e più sono capaci di accrescere l’efficienza, cioè di ridurre le emissioni di CO2 a parità di servizi energetici finali, più guadagnano. Questo meccanismo concorrenziale sarebbe estremamente vantaggioso per gli enti pubblici, perchè consentirebbe loro di ridurre i propri consumi senza effettuare spese d’investimento, e di mettere in concorrenza le aziende sulla durata del pay back. La maggiore efficienza e il maggior risparmio richiedono infatti i tempi di ritorno più brevi. In questo modo si darebbe una spinta determinante allo sviluppo delle tecnologie che riducono le emissioni di CO2 a parità di servizi finali dell’energia. Le tecnologie che accrescono l’efficienza energetica sono economicamente mature e, spesso, trasferibili da altre applicazioni. Ad esempio: per costruire microcogeneratori (un motore automobilistico collegato ad un alternatore, inseriti in una scatola di metallo) occorrono le stesse professionalità, gli stessi impianti e le stesse tecnologie del settore automobilistico. A differenza delle fonti alternative, il miglioramento dell’efficienza energetica non richiede finanziamenti pubblici e a parità di investimento riduce di un ordine di grandezza in più consumi di fonti fossili: dai decimi di punto alle decine di punti percentuali. Una politica energetica impostata in chiave economica, e non ideologica, può essere il fulcro di una ripresa produttiva e occupazionale che consentirebbe ai paesi industrializzati di uscire dalla attuale fase di recessione, mentre gli strumenti tradizionali di governo dell’economia (abbassamento del costo del denaro, lavori pubblici e incentivazione dei consumi attraverso una riduzione delle tasse) hanno dimostrato di essere divenuti inefficaci. Si pensi agli effetti occupazionali che avrebbe un programma di politica economica incentrato sulla ristrutturazione energetica del patrimonio edilizio nazionale per allinearlo agli standard della legislazione tedesca, oppure sulla produzione di micro-cogeneratori a compenso della minore produzione di automobili negli stabilimenti FIAT.
La stessa metodologia operativa può essere applicata in tutti gli altri settori che generano gravi forme di impatto ambientale (ad esempio: rifiuti), o a quelle risorse che iniziano a scarseggiare (l’acqua); perchè la causa di questi fenomeni consiste sopratutto negli usi inefficienti e negli sprechi. Molto di quanto negli attuali processi produttivi diventa rifiuto o emissione inquinante, con opportune tecnologie può tornare a essere materia prima per altri processi produttivi, determinando una riduzione di costi direttamente proporzionale alla riduzione dell’impatto ambientale. Pertanto, l’esempio già esposto di un’edilizia razionale dal punto di vista energetico, sia per i consumi che per il contenimento della dispersione del calore, deve essere assunto dai livelli massimi di programmazione della Regione Lombardia fino alle Provincie e ai singoli Comuni, che devono inserire le norme sul risparmio energetico anche nei regolamenti edilizi locali.
Alcuni dati relativi ai consumi ed alle emissioni in atmosfera della mega centrale proposta a Offlaga BS (turbogas da 800 megawatt). Stima delle emissioni in atmosfera della centrale termoelettrica (7.500 h/anno di funzionamento) di Offlaga BS.
*Anidride carbonica (“gas serra”): 2 milioni t/anno (approccio ICPP – Enea 2000) equivalenti alle emissioni di 280.000 italiani (Enea 2000: emissione stimata pro capite 7 t/anno).
* Ossidi di azoto NOX (50 mg/Nmc) 1600 tonnellate anno equivalente all’emissione annua di 280.000 automobili catalizzate (percorso di 10.000 km).
* Monossido di carbonio Co. (10 mg/Ncm) 3000 tonnellate anno equivalenti all’emissione annua di 2100 automobili catalizzate (persorso di 10.000 km).
* Polveri (30ppm nel combustibile) 35 tonnellate anno.
* Ossidi di zolfo (10 ppmv nel combustibile) 36 tonnellate anno.
La centrale consumerebbe un miliardoduecentomilioni di metri cubi di metano all’anno.
NB: In provincia di Brescia (1.100.000 abitanti) si producono circa 30 mila tonnellate di NOX all’anno.

LA QUESTIONE DELLE INFRASTRUTTURE

L’obiettivo fondamentale è quello dell’adeguamento e del miglioramento di tutte le reti ferroviarie e stradali esistenti nella Regione e nella Provinciale, non inventandosi ferrovie e Autostrade inutili, dispendiose e devastanti. L’Alta Velocità, o Alta Capacità., non è accettabile nel tracciato del progetto preliminare. Va invece potenziata al massimo la linea ferroviaria esistente, in particolare per ciò che concerne il trasporto di merci, con la previsione di centri intermodali per lo scambio dei prodotti tra ferrovie e strade per gli usi e le necessità locali. Non può immaginarsi una linea ferroviaria importante che eviti di passare per Brescia. Tale programmazione va opportunamente incentivata dal punto di vista economico, introducendo tariffe agevolate sul trasporto delle merci in ferrovia con una idonea politica tariffaria, unitamente al potenziamento dei trasporti locali (vedi treni pendolari) che attualmente vengono trascurati per trasferire risorse alle grandi opere. Le recenti vicende dei pendolari ferroviari insegnano che dismettere certi servizi che servono quotidianamente ai lavoratori non comporta benefici all’economia, che si regge molto più sui servizi quotidiani diffusi ai cittadini che su grandiosi e più ambiziosi progetti, poco utili ai più, e anche poco apprezzati dalle popolazioni.

Bre-Be-Mi.
La direttissima Brescia-Milano non è da realizzarsi secondo il progetto preliminare redatto. Occorre adeguare la strada Statale n. 11 di Brescia fino a Calcio in Provincia di Bergamo, e la strada Statale di Rivoltana,da Mozzanica (Bg) a Milano. Occorrerà pertanto progettare solo un raccordo di una ventina di chilometri tra questi due tronconi di strada, già esistenti che andranno adeguatamente potenziati. Il progetto alternativo è già stato ampiamente discusso e proposto dai Comuni della cintura est Milanese e della bergamasca con il supporto della Società di Ingegneria Polinomia. Noi sosteniamo tale più realistico e semplice progetto in alternativa ad opere faraoniche e devastanti che in realtà non risolvono i problemi. É la viabilità già esistente che deve essere al più presto adeguata, solo che si voglia mettere mano alla sistemazione di una rete stradale, già sufficientemente articolata e diffusa in regione.

Raccordo autostradale tra Ospitaletto e Poncarale - Ex S.P. 19, detta anche “corda molle” .
Un raccordo autostradale del genere non serve. Serve il mantenimento e la realizzazione dell’originario progetto di completamento dell’SP 19 come anello largo a sud di Brescia, che può costituire alternativa utile alla tangenziale sud senza bisogno di essere trasformato in autostrada. Occorre realizzare ciò che si era già pensato, senza ricorrere a progetti e risorse che possono essere utilizzati per finalità diverse e che sembrano solo voler giustificare lucrosi appalti e opere che in realtà non sono indispensabili e che andrebbero a gravare su un territorio già compromesso, penalizzando inoltre gli utenti con onerosi pedaggi.

Autostrada della Valtrompia.
Si è dimostrata la sua impraticabilità sia a livello tecnico sia finanziario. È molto meglio ampliare, terminare ed adeguare la viabilità esistente, in valle eventualmente realizzando anche un nuovo raccordo per Lumezzane e sistemando la S.P. 19 nel tratto Concesio – Ospitaletto.
Va assolutamente eliminato il raccordo per Brescia, anche in conformità a quanto previsto dal Piano Regolatore di questa città.

IL FORUM ACQUA LAGO D’IDRO

I principali obbiettivi attuali possono riassumersi in due punti:
Evitare assolutamente la realizzazione di una strada che devasterebbe per sempre la zona umida del paese, comunicante in sotterraneo con il vicino lago, zona di assoluto valore paesaggistico e naturalistico. E’ l’ultimo lembo di terra del fondovalle idrense non interessata da opere civili nè da urbanizzazione privata, fatta eccezione per qualche vecchia abitazione rurale che non fa che impreziosire il contesto.
Guardare con attenzione alle sorti del Lago d’Idro minacciato da due problemi gravi e distinti: L’annosa disputa sulle quote (il lago è da quasi un secolo destinato a prelievi artificiali d’acqua, per la produzione di energia elettrica e per l’irrigazione delle zone agricole della “bassa” bresciana e mantovana; e la preoccupazione sul tasso di inquinamento ormai a livelli gravi. Ma soprattutto convincere forze politiche e cittadini, che non si risolverà mai il problema del bacino lacustre, senza la maturazione di una vera e propria coscienza ambientale anche per quanto riguarda le coste e l’entroterra, spesso invece teatro di devastazioni ambientali senza scrupolo.
Per quanto riguarda il bacino lacustre (il cui nome è Eridio) la nostra posizione si puo’ riassumere schematicamente come segue: Per quanto riguarda il problema delle quote è ovviamente condivisibile ogni pressione che l’amministrazione comunale voglia esercitare sulla Regione Lombardia affinchè vengano considerati realmente e finalmente, oltre agli interessi dell’Enel e degli agricoltori della zona padana della Lombardia, anche quelli degli abitanti dei paesi rivieraschi.
Problema distinto, come accennavamo prima, è invece la questione dell’inquinamento delle acque (problema distinto che però si tende a confondere con il primo, e probabilmente, come vedremo non per caso). Senza entrare in questioni tecniche accenniamo solo al fatto che il fenomeno di eutrofizzazione delle acque è già a livelli elevati e preoccupanti. Stando cosi’ le cose e nulla volendo fare per cambiarle, il Lago d’Idro ha una speranza di vita molto limitata.
A parte vari problemi di devastazione ormai sistematica del paesaggio circostante il lago, c’ è un problema specifico molto grave, “grazie” al quale il Forum Aqua Idro è nato: la costruzione di una strada in una zona di gran pregio dal punto di vista ambientale, paesaggistico, storico. Nella zona interessata infatti è come gia’ accennato prima, presente una “palude”, già peraltro gravemente danneggiata in passato da scarichi abusivi di materiale inerte, che regola il proprio livello di acque in sintonia con il vicino lago.
Inestimabile il suo valore a livello paesaggistico, visto e considerato che è l’ultima zona non interessata da strade, agglomerati di case o quant’altro. E’ evidente inoltre che proprio per tutto quanto esposto, in essa trovino l’habitat naturale ideale rare specie ornitologiche oltre a tutti gli animali che vivono in ambienti paludosi.
In aggiunta a questo, va segnalata la presenza di un antica fornace per la cottura di coppi e mattoni, che necessiterebbe di subitaneo e adeguato restauro. Poco distante è la zona di Castel Antico, meraviglioso collina morenica, interessata da scavi archeologici che hanno portato alla luce i resti di un villaggio retico. La collina è di particolare interesse archeologico in quanto non è mai stata arata con mezzi meccanici. Ci rendiamo conto nello scrivere, di come non si possa assolutamente rendere giustizia a tutta questa zona, soltanto descrivendola a parole. E’ entrando in essa e lasciandosi avvolgere dal suo silenzio, dal suo ambiente sonoro naturale (e quanti ne rimangono?) che realmente si puo’ cogliere l’impareggiabile “essenza rigenerativa ” del luogo. Ad aggravare la situazione è l’assoluta inutilità, a parer nostro, della strada che ivi si vorrebbe costruire, che andrebbe a collegarsi ad un’altra strada praticamente deserta tutto l’anno, in quanto avente come unica destinazione un piccolissimo paesino, Treviso Bresciano.
Va aggiunto inoltre che il collegamento a detta via di comunicazione per Treviso esiste gia’, quindi la nuova opera costituirebbe addirittura un raddoppio di collegamento ad una strada semideserta. E per questo si vorrebbe devastare un’intera zona vergine!!!
L’amministrazione comunale di Idro, che spinge per la realizzazione, sostiene che cosi’ si eviterebbe il convogliamento del traffico nel centro storico di Lemprato, ove esiste una strettoia particolarmente angusta.
Le obiezioni sono semplici:
Esistono buonissime soluzioni alternative al problema, senza bisogno di costruire strade ex-novo (che costituiscono sempre tra l’altro un considerevole esborso di danaro pubblico); a monte di detto centro storico non esistono zone industriali o artigianali, per cui il traffico “pesante” (l’unico che puo’ avere problemi a causa della succitata strettoia) e’ estremamente limitato, tanto piu’ che gli autobus di linea (il 99% dello stesso traffico pesante...!) dovrebbero con molta probabilità nè più nè meno transitare nel centro abitato per evitare di lasciare gli utenti del servizio troppo distanti dalle abitazioni... A parere del Forum Aqua queste non sono motivazioni valide ma solo pretesti per tacere i reali interessi dell’intera vicenda, interessi di visibilità politica, ad esempio, ma non solo.
Noi del Forum Aqua riteniamo che il paesaggio, la Natura, quindi anche all’Uomo, abbiano dovuto pagare un pedaggio già troppo alto per la realizzazione di tali scopi, non essenziali, quando non addirittura miserevoli, e che sia giunto il momento di cambiare mentalità al riguardo.

ELENCO GRUPPO VIAGGIO A BRUXELLES
FASSER EUGENIO, PELLEGRINI GABRIELE, GORLANI PIETRO, BERTOCCHI FIORENZO, FERRARI DAVIDE, BIGNOTTI RINALDO, GILBERTI EVA, PELLEGRINI FIORELLA, FORESTI GIUSEPPE, BANDERA SERAFINA, MONTORFANO MARINELLA, LOVATI ALESSANDRO, DEL SANTO ODILLA, DAL BOSCO GIANNINA, LANG GIANCARLO, GALVANI GIORGIO, BONOMI GIANNINO, PLUDA BORTOLO ORESTE, RASSU LUCA, ZANOLA MANUEL, BELLAN ROBERTO, BONTEMPI WALTER, MARCHESI NOEMI, SCAGLIA FRANCESCO, LEALI ELENA, BUSO BRUNA


L'ANTENNA DELLA DISCORDIA :: RICHIESTA CHIARIMENTI SOPRINTENDENZA BRESCIA

Prot. n. 8026 del 13 agosto 2004

SOPRINTENDENZA PER I BENI AMBIENTALI E ARCHITETTONICI DI BRESCIA - CREMONA – MANTOVA
Via Gezio Calini,26
201000 BRESCIA

Con la presente si richiede parere di competenza circa la legittimità dei PERMESSI DI COSTRUIRE n. 72 e n.73 rilasciati in data 22 luglio 2004 dal Comune di Borgo San Giacomo (BS), relativi ad Installazione ed esercizio impianto per telefonia mobile .

La motivazione di cui all’oggetto scaturisce dal fatto che un traliccio alto circa 40 mt verrà costruito a ridosso del cimitero e a pochi metri dalla chiesa del XII secolo intitolata a San Genesio, entrambi beni vincolati dal “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”, con conseguente forte impatto sul complesso consolidato.
Presa visione della documentazione allegata alla domanda di autorizzazione manca il nullaosta di codesto ente, che parrebbe vincolante.

Inoltre si sottolinea che dichiarata l’incostituzionalità della “legge Gasparri”, le strutture come quella in oggetto sono da considerare a tutti gli effetti come le altre costruzioni, dovendo sottostare quindi alle norme statali e locali in materia urbanistica ed edilizia.
In questo caso specifico non sono nemmeno prese in considerazione le distanze di rispetto dal cimitero.

Per meglio chiarire la situazione si allegano elaborati grafici – copia di atto concessorio – e simulazione di impatto ambientale.

Si coglie l’occasione per porgere
Distinti Saluti.

Borgo San Giacomo, lì 13 agosto 2004

COMITATO AMBIENTE E SALUTE DI BORGO SAN GIACOMO E VILLACHIARA – BS-
Fappani geom. Paolo (Vicepresidente)

OTHERX.org – Indipendent Web Journal
Ferrari arch Davide (Direttore)