offlaga

GRUPPO TERRA E AMBIENTE BRESCIANO :: Visita al parlamento Europeo

GRUPPO TERRA E AMBIENTE BRESCIANO

Visita al parlamento europeo, Bruxelles 16-18 marzo 2005

PROBLEMATICHE AMBIENTALI DEL TERRITORIO PROVINCIALE
(piano cave, centrali termoelettriche, infrastrutture ferroviarie e autostradali, le acque del lago d’Idro)

LA QUESTIONE DELLE CAVE

A novembre è stato approvato il piano cave per le sabbie e le ghiaie della provincia di Brescia che, con oltre 70 milioni di metricubi in dieci anni, si è rilevato il più grosso in Italia. L'estensione in superficie e in volumi di molti ATE appare oltremodo esagerata: si va a compromettere un territorio rurale con un tasso di trasformazione già molto elevato (capannoni e autostrade). Molti ATE (Ambito Territoriale Estrattivo), anche di nuova istituzione, sono stati posizionati in aree ad alta vulnerabilità della falda acquifera e, nonostante ciò, viene autorizzata senza restrizioni la coltivazione per molti metri sotto il livello dell'acqua, compromettendo, come già evidenziato dall'ASM di Brescia (gestore di numerosi pozzi e acquedotti comunali), il fragile equilibrio e la qualità delle acque destinate al consumo umano: l'acqua ad uso potabile è la stessa in cui vengono coltivati gli inerti. Buona parte del coltivato viene esportato fuori provincia (30-40%), imponendo alti costi ambientali e alla salute dei cittadini per i trasferimenti su camion. La Regione Lombardia e la Provincia di Brescia hanno approvato una pianificazione finalizzata a soddisfare gli interessi solo di una parte degli operatori del settore estrattivo, creando di fatto un oligopolio, e come già sottolineato dall'Associazione degli imprenditori bresciani AIB questo è un danno per un'economia di mercato, che si basa sulla libera concorrenza per la crescita delle imprese. Si registrano enormi difficoltà da parte dell'Amministrazione Pubblica, dotata di possibilità finanziarie sempre più limitate, di controllare e amministrare l'industria dell'estrazione degli inerti. Appare sempre più evidente l'impotenza e l'impossibilità di piccoli comuni, con scarsi mezzi tecnici e finanziari, di gestire i rapporti con grosse imprese che ormai grazie ai vantaggi derivanti dall'oligopolio coprono tutta la filiera dell'edilizia (dalla coltivazione degli inerti al calcestruzzo e alla costruzione delle infrastrutture), e fare in modo che la coltivazione di inerti si svolga nei binari stabiliti dalla legge, compresa la fase, pochissimo attuata, del recupero ambientale. L'Unione Europea proprio nel campo delle georisorse esige uno svincolo netto tra il consumo delle georisorse e la crescita economica: la produzione deve muoversi verso la qualità dei prodotti e, attraverso lo sviluppo di un'economia realmente efficiente, si deve ridurre drasticamente lo spreco di risorse naturali (suolo, sottosuolo e territorio in generale) verso produzioni di qualità e di recupero: a Brescia invece si continua ad aumentare spreco e consumo. Alle richieste di chiarimento di molti cittadini, comitati, associazioni di categoria e comuni sono state date risposte poco significative in contrasto con la convenzione di Ahrus sulla partecipazione alla gestione ambientale. Il piano cave non viene sottoposto a VAS come richiederebbe un'attenta gestione del territorio, ma per decreto di giunta regionale (6/41987) viene esautorato pure dalla verifica VIA, e non viene applicata la Verifica d'Incidenza.

L’APPROVVIGIONAMENTO ENERGETICO E LE NUOVE CENTRALI ELETTRICHE A TURBOGAS

L’efficienza con cui si usa l’energia in Italia è molto bassa. Il nostro sistema energetico è come un secchio bucato che nei processi di trasformazione dalle fonti fossili agli usi finali e negli usi finali (calore,freddo,forza,illuminazione) spreca sotto forma di calore degradato più energia di quella che rende disponibile. I consumi delle fonti fossili si suddividono in tre categorie più o meno equivalenti: il riscaldamento degli ambienti; la produzione di energia termoelettrica, l’autotrasporto. Nel riscaldamento degli ambienti la legge tedesca non consente di superare i 70 kwh al metro quadrato all’anno. Le case passive (l’unico settore trainante nell’edilizia tedesca) non possono superare i 15/kwh/m2/a. In Italia, con un clima molto più mite, si calcola (ma nessuno sa fornire dati precisi) che si raggiungano i 150-200 kwh/m2/anno. Il Rendimento medio attuale del parco centrali termoelettriche è del 38%. I cicli combinati raggiungono il 55%. La cogenerazione diffusa, oggi assolutamente sottoutilizzata, il 94%. Nel settore automobilistico, dopo il dimezzamento dei consumi avvenuto negli anni settanta, non ci sono stati ulteriori miglioramenti, ma Greenpeace negli anni ’90 ha fatto costruire un’autovettura che supera i 40km con un litro di benzina e le case automobilistiche hanno già realizzato prototipi di medie cilindrate che raggiungono i 100-120 km con un litro di benzina. Allo stato attuale della tecnologia è quindi possibile dimezzare i consumi di fonti fossili accrescendo l’efficienza dei processi di trasformazione energetica e utilizzando quei veri e propri giacimenti nascosti di energia costituiti dagli sprechi,dalle inefficienze e dagli usi impropri. Accrescendo l’efficienza, si riducono i consumi di energia alla fonte a parità di servizi finali. Pertanto si riducono contemporaneamente le emissioni di CO2 e i costi della bolletta energetica. I vantaggi ecologici sono direttamente proporzionali a quelli economici. Questo è inoltre il pre-requisito per favorire lo sviluppo delle fonti rinnovabili, che hanno rendimenti molto inferiori e molto più irregolari delle fonti fossili. Se i consumi energetici ( di cui almeno la metà sono sprechi), si riducono, le fonti rinnovabili possono soddisfarne una quota significativa, altrimenti il loro contributo rimane irrisorio. Una politica energetica finalizzata a ridurre le emissioni di CO2 deve pertanto articolarsi in due fasi: la riduzione al minimo dei consumi e la soddisfazione dei consumi residui nei modi meno inquinamenti a parità d’investimento. L’importanza economica è fondamentale se si vuole proporre un discorso concreto. Il fotovoltaico azzera le emissioni di CO2, ma i kw di potenza di picco costa 10 volta di più di 1 kw in cogenerazione diffusa, che le riduce invece del 50%. Quindi, a parità d’investimento la cogenerazione diffusa riduce le remissioni di CO2 5 volte di più del fotovoltaico. Il passo preliminare per favorire lo sviluppo delle tecnologie che riducono l’emissioni di CO2, è un’accurata diagnosi energetica degli utilizzatori finali di energia per capire dove e come, a parità d’investimento, si possono ottenere le maggiori riduzioni di sprechi, inefficienze e usi impropri. E risultati migliori in termini ambientali sono i risultati migliori in termini economici.
La chiave di volta per avviare un meccanismo di questo genere sono le ESCO (Energy Service Company),società che realizzano a proprie spese le ristrutturazioni energetiche dei loro clienti, richiedendo in cambio, per un numero di anni prefissato contrattualmente, i risparmi economici conseguenti ai risparmi energetici che riescono a ottenere. Queste imprese si assumono il rischio finanziario e più sono capaci di accrescere l’efficienza, cioè di ridurre le emissioni di CO2 a parità di servizi energetici finali, più guadagnano. Questo meccanismo concorrenziale sarebbe estremamente vantaggioso per gli enti pubblici, perchè consentirebbe loro di ridurre i propri consumi senza effettuare spese d’investimento, e di mettere in concorrenza le aziende sulla durata del pay back. La maggiore efficienza e il maggior risparmio richiedono infatti i tempi di ritorno più brevi. In questo modo si darebbe una spinta determinante allo sviluppo delle tecnologie che riducono le emissioni di CO2 a parità di servizi finali dell’energia. Le tecnologie che accrescono l’efficienza energetica sono economicamente mature e, spesso, trasferibili da altre applicazioni. Ad esempio: per costruire microcogeneratori (un motore automobilistico collegato ad un alternatore, inseriti in una scatola di metallo) occorrono le stesse professionalità, gli stessi impianti e le stesse tecnologie del settore automobilistico. A differenza delle fonti alternative, il miglioramento dell’efficienza energetica non richiede finanziamenti pubblici e a parità di investimento riduce di un ordine di grandezza in più consumi di fonti fossili: dai decimi di punto alle decine di punti percentuali. Una politica energetica impostata in chiave economica, e non ideologica, può essere il fulcro di una ripresa produttiva e occupazionale che consentirebbe ai paesi industrializzati di uscire dalla attuale fase di recessione, mentre gli strumenti tradizionali di governo dell’economia (abbassamento del costo del denaro, lavori pubblici e incentivazione dei consumi attraverso una riduzione delle tasse) hanno dimostrato di essere divenuti inefficaci. Si pensi agli effetti occupazionali che avrebbe un programma di politica economica incentrato sulla ristrutturazione energetica del patrimonio edilizio nazionale per allinearlo agli standard della legislazione tedesca, oppure sulla produzione di micro-cogeneratori a compenso della minore produzione di automobili negli stabilimenti FIAT.
La stessa metodologia operativa può essere applicata in tutti gli altri settori che generano gravi forme di impatto ambientale (ad esempio: rifiuti), o a quelle risorse che iniziano a scarseggiare (l’acqua); perchè la causa di questi fenomeni consiste sopratutto negli usi inefficienti e negli sprechi. Molto di quanto negli attuali processi produttivi diventa rifiuto o emissione inquinante, con opportune tecnologie può tornare a essere materia prima per altri processi produttivi, determinando una riduzione di costi direttamente proporzionale alla riduzione dell’impatto ambientale. Pertanto, l’esempio già esposto di un’edilizia razionale dal punto di vista energetico, sia per i consumi che per il contenimento della dispersione del calore, deve essere assunto dai livelli massimi di programmazione della Regione Lombardia fino alle Provincie e ai singoli Comuni, che devono inserire le norme sul risparmio energetico anche nei regolamenti edilizi locali.
Alcuni dati relativi ai consumi ed alle emissioni in atmosfera della mega centrale proposta a Offlaga BS (turbogas da 800 megawatt). Stima delle emissioni in atmosfera della centrale termoelettrica (7.500 h/anno di funzionamento) di Offlaga BS.
*Anidride carbonica (“gas serra”): 2 milioni t/anno (approccio ICPP – Enea 2000) equivalenti alle emissioni di 280.000 italiani (Enea 2000: emissione stimata pro capite 7 t/anno).
* Ossidi di azoto NOX (50 mg/Nmc) 1600 tonnellate anno equivalente all’emissione annua di 280.000 automobili catalizzate (percorso di 10.000 km).
* Monossido di carbonio Co. (10 mg/Ncm) 3000 tonnellate anno equivalenti all’emissione annua di 2100 automobili catalizzate (persorso di 10.000 km).
* Polveri (30ppm nel combustibile) 35 tonnellate anno.
* Ossidi di zolfo (10 ppmv nel combustibile) 36 tonnellate anno.
La centrale consumerebbe un miliardoduecentomilioni di metri cubi di metano all’anno.
NB: In provincia di Brescia (1.100.000 abitanti) si producono circa 30 mila tonnellate di NOX all’anno.

LA QUESTIONE DELLE INFRASTRUTTURE

L’obiettivo fondamentale è quello dell’adeguamento e del miglioramento di tutte le reti ferroviarie e stradali esistenti nella Regione e nella Provinciale, non inventandosi ferrovie e Autostrade inutili, dispendiose e devastanti. L’Alta Velocità, o Alta Capacità., non è accettabile nel tracciato del progetto preliminare. Va invece potenziata al massimo la linea ferroviaria esistente, in particolare per ciò che concerne il trasporto di merci, con la previsione di centri intermodali per lo scambio dei prodotti tra ferrovie e strade per gli usi e le necessità locali. Non può immaginarsi una linea ferroviaria importante che eviti di passare per Brescia. Tale programmazione va opportunamente incentivata dal punto di vista economico, introducendo tariffe agevolate sul trasporto delle merci in ferrovia con una idonea politica tariffaria, unitamente al potenziamento dei trasporti locali (vedi treni pendolari) che attualmente vengono trascurati per trasferire risorse alle grandi opere. Le recenti vicende dei pendolari ferroviari insegnano che dismettere certi servizi che servono quotidianamente ai lavoratori non comporta benefici all’economia, che si regge molto più sui servizi quotidiani diffusi ai cittadini che su grandiosi e più ambiziosi progetti, poco utili ai più, e anche poco apprezzati dalle popolazioni.

Bre-Be-Mi.
La direttissima Brescia-Milano non è da realizzarsi secondo il progetto preliminare redatto. Occorre adeguare la strada Statale n. 11 di Brescia fino a Calcio in Provincia di Bergamo, e la strada Statale di Rivoltana,da Mozzanica (Bg) a Milano. Occorrerà pertanto progettare solo un raccordo di una ventina di chilometri tra questi due tronconi di strada, già esistenti che andranno adeguatamente potenziati. Il progetto alternativo è già stato ampiamente discusso e proposto dai Comuni della cintura est Milanese e della bergamasca con il supporto della Società di Ingegneria Polinomia. Noi sosteniamo tale più realistico e semplice progetto in alternativa ad opere faraoniche e devastanti che in realtà non risolvono i problemi. É la viabilità già esistente che deve essere al più presto adeguata, solo che si voglia mettere mano alla sistemazione di una rete stradale, già sufficientemente articolata e diffusa in regione.

Raccordo autostradale tra Ospitaletto e Poncarale - Ex S.P. 19, detta anche “corda molle” .
Un raccordo autostradale del genere non serve. Serve il mantenimento e la realizzazione dell’originario progetto di completamento dell’SP 19 come anello largo a sud di Brescia, che può costituire alternativa utile alla tangenziale sud senza bisogno di essere trasformato in autostrada. Occorre realizzare ciò che si era già pensato, senza ricorrere a progetti e risorse che possono essere utilizzati per finalità diverse e che sembrano solo voler giustificare lucrosi appalti e opere che in realtà non sono indispensabili e che andrebbero a gravare su un territorio già compromesso, penalizzando inoltre gli utenti con onerosi pedaggi.

Autostrada della Valtrompia.
Si è dimostrata la sua impraticabilità sia a livello tecnico sia finanziario. È molto meglio ampliare, terminare ed adeguare la viabilità esistente, in valle eventualmente realizzando anche un nuovo raccordo per Lumezzane e sistemando la S.P. 19 nel tratto Concesio – Ospitaletto.
Va assolutamente eliminato il raccordo per Brescia, anche in conformità a quanto previsto dal Piano Regolatore di questa città.

IL FORUM ACQUA LAGO D’IDRO

I principali obbiettivi attuali possono riassumersi in due punti:
Evitare assolutamente la realizzazione di una strada che devasterebbe per sempre la zona umida del paese, comunicante in sotterraneo con il vicino lago, zona di assoluto valore paesaggistico e naturalistico. E’ l’ultimo lembo di terra del fondovalle idrense non interessata da opere civili nè da urbanizzazione privata, fatta eccezione per qualche vecchia abitazione rurale che non fa che impreziosire il contesto.
Guardare con attenzione alle sorti del Lago d’Idro minacciato da due problemi gravi e distinti: L’annosa disputa sulle quote (il lago è da quasi un secolo destinato a prelievi artificiali d’acqua, per la produzione di energia elettrica e per l’irrigazione delle zone agricole della “bassa” bresciana e mantovana; e la preoccupazione sul tasso di inquinamento ormai a livelli gravi. Ma soprattutto convincere forze politiche e cittadini, che non si risolverà mai il problema del bacino lacustre, senza la maturazione di una vera e propria coscienza ambientale anche per quanto riguarda le coste e l’entroterra, spesso invece teatro di devastazioni ambientali senza scrupolo.
Per quanto riguarda il bacino lacustre (il cui nome è Eridio) la nostra posizione si puo’ riassumere schematicamente come segue: Per quanto riguarda il problema delle quote è ovviamente condivisibile ogni pressione che l’amministrazione comunale voglia esercitare sulla Regione Lombardia affinchè vengano considerati realmente e finalmente, oltre agli interessi dell’Enel e degli agricoltori della zona padana della Lombardia, anche quelli degli abitanti dei paesi rivieraschi.
Problema distinto, come accennavamo prima, è invece la questione dell’inquinamento delle acque (problema distinto che però si tende a confondere con il primo, e probabilmente, come vedremo non per caso). Senza entrare in questioni tecniche accenniamo solo al fatto che il fenomeno di eutrofizzazione delle acque è già a livelli elevati e preoccupanti. Stando cosi’ le cose e nulla volendo fare per cambiarle, il Lago d’Idro ha una speranza di vita molto limitata.
A parte vari problemi di devastazione ormai sistematica del paesaggio circostante il lago, c’ è un problema specifico molto grave, “grazie” al quale il Forum Aqua Idro è nato: la costruzione di una strada in una zona di gran pregio dal punto di vista ambientale, paesaggistico, storico. Nella zona interessata infatti è come gia’ accennato prima, presente una “palude”, già peraltro gravemente danneggiata in passato da scarichi abusivi di materiale inerte, che regola il proprio livello di acque in sintonia con il vicino lago.
Inestimabile il suo valore a livello paesaggistico, visto e considerato che è l’ultima zona non interessata da strade, agglomerati di case o quant’altro. E’ evidente inoltre che proprio per tutto quanto esposto, in essa trovino l’habitat naturale ideale rare specie ornitologiche oltre a tutti gli animali che vivono in ambienti paludosi.
In aggiunta a questo, va segnalata la presenza di un antica fornace per la cottura di coppi e mattoni, che necessiterebbe di subitaneo e adeguato restauro. Poco distante è la zona di Castel Antico, meraviglioso collina morenica, interessata da scavi archeologici che hanno portato alla luce i resti di un villaggio retico. La collina è di particolare interesse archeologico in quanto non è mai stata arata con mezzi meccanici. Ci rendiamo conto nello scrivere, di come non si possa assolutamente rendere giustizia a tutta questa zona, soltanto descrivendola a parole. E’ entrando in essa e lasciandosi avvolgere dal suo silenzio, dal suo ambiente sonoro naturale (e quanti ne rimangono?) che realmente si puo’ cogliere l’impareggiabile “essenza rigenerativa ” del luogo. Ad aggravare la situazione è l’assoluta inutilità, a parer nostro, della strada che ivi si vorrebbe costruire, che andrebbe a collegarsi ad un’altra strada praticamente deserta tutto l’anno, in quanto avente come unica destinazione un piccolissimo paesino, Treviso Bresciano.
Va aggiunto inoltre che il collegamento a detta via di comunicazione per Treviso esiste gia’, quindi la nuova opera costituirebbe addirittura un raddoppio di collegamento ad una strada semideserta. E per questo si vorrebbe devastare un’intera zona vergine!!!
L’amministrazione comunale di Idro, che spinge per la realizzazione, sostiene che cosi’ si eviterebbe il convogliamento del traffico nel centro storico di Lemprato, ove esiste una strettoia particolarmente angusta.
Le obiezioni sono semplici:
Esistono buonissime soluzioni alternative al problema, senza bisogno di costruire strade ex-novo (che costituiscono sempre tra l’altro un considerevole esborso di danaro pubblico); a monte di detto centro storico non esistono zone industriali o artigianali, per cui il traffico “pesante” (l’unico che puo’ avere problemi a causa della succitata strettoia) e’ estremamente limitato, tanto piu’ che gli autobus di linea (il 99% dello stesso traffico pesante...!) dovrebbero con molta probabilità nè più nè meno transitare nel centro abitato per evitare di lasciare gli utenti del servizio troppo distanti dalle abitazioni... A parere del Forum Aqua queste non sono motivazioni valide ma solo pretesti per tacere i reali interessi dell’intera vicenda, interessi di visibilità politica, ad esempio, ma non solo.
Noi del Forum Aqua riteniamo che il paesaggio, la Natura, quindi anche all’Uomo, abbiano dovuto pagare un pedaggio già troppo alto per la realizzazione di tali scopi, non essenziali, quando non addirittura miserevoli, e che sia giunto il momento di cambiare mentalità al riguardo.

ELENCO GRUPPO VIAGGIO A BRUXELLES
FASSER EUGENIO, PELLEGRINI GABRIELE, GORLANI PIETRO, BERTOCCHI FIORENZO, FERRARI DAVIDE, BIGNOTTI RINALDO, GILBERTI EVA, PELLEGRINI FIORELLA, FORESTI GIUSEPPE, BANDERA SERAFINA, MONTORFANO MARINELLA, LOVATI ALESSANDRO, DEL SANTO ODILLA, DAL BOSCO GIANNINA, LANG GIANCARLO, GALVANI GIORGIO, BONOMI GIANNINO, PLUDA BORTOLO ORESTE, RASSU LUCA, ZANOLA MANUEL, BELLAN ROBERTO, BONTEMPI WALTER, MARCHESI NOEMI, SCAGLIA FRANCESCO, LEALI ELENA, BUSO BRUNA


Centrale TURBOGAS di Offlaga (BS) :: lettera aperta al Sindaco di Brescia

Il sindaco di Brescia dica la sua sulla centrale di Offlaga

Crediamo in tutta onestà, e con il massimo rispetto per la sua persona, che sia giunto il momento in cui il sindaco di Brescia Paolo Corsini non debba, o meglio, non possa più esimersi, dal rendere pubblica la sua posizione politica in merito al progetto di centrale termoelettrica di Offlaga, che con sotterraneo lavorio di mediazione politico economica, e tentando di accreditare improponibili valutazioni di impatto ambientale, l’Asm e l’Ansaldo cercano di resuscitare.

L’Asm errò fin da subito, circa tre anni fa, non esibendo neppure un minimo approccio comunicativo almeno con gli abitanti di Offlaga, Manerbio, Bagnolo, Barbariga, Dello, Verolanuova, Verolavecchia, San Paolo e dintorni, custodi e depositari del diritto identitario sul loro territorio e paesaggio.
Un megaprogetto si involava verso Roma, (come altri «imbeccato» da sciagurate delibere di Giunta, antigiuridiche in uno stato di diritto) e mentre tanti affaristi tessevano la trama in calcolato silenzio, decine di migliaia di bassaioli dormivano sonni ignari.
Noi ambientalisti (termine che oggi risulta inadeguato rispetto all’attenzione e all’impegno verso un tipo di sviluppo eco-sostenibile che investe tutti gli aspetti del vivere quotidiano) capimmo presto l’enormità del rischio e del sopruso che si voleva e si vuole imporre.
Era ed è ancora la ormai tristemente famosa «madre di tutte le centrali», una 800 Megawatt (costo mille miliardi di vecchie lire, utile 200 miliardi all’anno), che preleverebbe dal sottosuolo una spropositata quantità d’acqua, e in grado di emettere anidride carbonica pari a 2 milioni di tonnellate annue, l’equivalente delle emissioni nell’atmosfera di 400mila abitanti in un paese di tremila. E capace di bruciare nei previsti trent’anni di funzionamento 35 chilometri cubi di metano (35 miliardi di metri cubi), gas ad effetto serra, con una combustione che genera giorno e notte, tramite camini alti cento metri, veleni aeriformi, polveri, ed una spaventosa quantità di aria calda regalandola gratis all’atmosfera.
Alla faccia della cogenerazione, tecnologia da prevedere come discriminante essenziale da ogni nuovo piano energetico serio, provinciale o regionale che sia. Ammesso che i preposti assessori conoscano e rispettino almeno i primi rudimenti della termodinamica, già in possesso a diligenti studenti delle superiori.
Alla fine di un’estate che è stata infuocata e interminabile, e con la prospettiva (o rischio) di finire arrostiti dal caldo di un clima tropicalizzato e tendente all’impazzimento nei prossimi anni (si badi, anni, non decenni) noi ci chiediamo: com’è possibile da parte di chi ha la maggioranza delle quote della s.p.a nostrana, ovvero il comune di Brescia, mantenere un atteggiamento di sostanziale acquiescenza verso scelte manageriali che decine di migliaia di persone giudicano sbagliate, sul piano tecnico e sul piano politico, illegittime in quanto gravemente lesive dei loro diritti, primo fra i quali il diritto alla salute?

Chiediamo al signor sindaco inoltre di adoperarsi perché:
1) sia rispettato il grandioso pronunciamento popolare referendario del luglio 2002, che ha democraticamente sancito, con l’87% di contrari, il no alla centrale;
2) sia rispettato l’impegno preso pubblicamente, da galantuomo, dal presidente della Asm, ing. Capra, verso i cittadini di Offlaga, di annullare il progetto qualora la sua società non avesse avuto il consenso degli offlaghesi; le ricordiamo in proposito che la Cogeme ha mantenuto un analogo impegno con i cittadini di Borgo San Giacomo dopo il referendum del giugno 2002, con il 93% di no;
3) siano rispettati gli accordi di Kyoto, con una conseguente e obbligata riduzione provinciale delle emissioni di biossido di carbonio (CO2);
4) le Amministrazioni comunali bresciane, in particolare quelle dove Asm gestisce servizi, attuino nei fatti, a cominciare dalle migliaia di edifici pubblici o di uso pubblico, tutte le possibili ristrutturazioni energetiche che si autofinanziano con i risparmi economici conseguenti all’incremento di efficienza.

Saremo molto lieti di poterla incontrare, come nostro ospite insieme all’ing. Capra, in un convegno sull’uso razionale dell’energia che stiamo preparando per fine ottobre a Manerbio.

ferrari davide – Pellegrini Gabriele – Tosoni Mario – 29 settembre 2003


Centrale TURBOGAS di Offlaga (BS) :: LA VITTORIA DEL POLITICANTE

35 sindaci, consiglieri e assessori provinciali e regionali riuniti per decidere una linea comune di azione “contro la centrale”: NO, NI’…magari da un’altra parte …, forse SI’ ma non sarebbe colpa nostra…

OFFLAGA. Una sconfitta, ben sceneggiata naturalmente, per una intera comunità, la quale esce da un “convegno” di politici di vario livello gerarchico, con un bicchiere di vino stinto in mano, mezzo vuoto o mezzo pieno.
35 sindaci della bassa bresciana, consiglieri e assessori provinciali e regionali, che con il loro fraseggio riempiono la sala gremita di un fastidioso senso di vuoto.
Le parole volano, in una assonanza di intenti contrastanti la più che possibile costruzione della annunciata centrale da 800 MW.
Come da un terreno arato di fresco riemergono slogan oramai sbiaditi e parzialmente decomposti dal tempo.
Evidentemente ancora buone all’uso: “ vista la vocazione agricola “doc” e "dop" del territorio coinvolto dall’impattante impianto, se ne sottolinea per l’ennesima volta l’assurdità”.
Una assurdità talmente banale, che non fossero nati i vari comitati “contro”, talmente cresciuti quantitativamente e qualitativamente, da assumere sempre più peso politico-elettorale, di centrali ne sarebbero già sorte 3 o 4 nei dintorni, stimando per difetto.

Ero anch’io un amministratore fino al conflitto in Irak, di un comune coinvolto da una fra le tante domande, scese a pioggia sulla bassa, per costruire le “turbogas”, in un momento in cui la maggioranza degli stessi sindaci presenti in aula erano favorevoli, chi più chi meno.
Attratti da un disastro territoriale spacciato per “affare” economico, molti si sono prestati al gioco delle lobbyes proponenti, altri, i più furbi, scrutavano l’evolversi della situazione, forti di un progetto standard ben chiuso nel cassetto.
In Provincia, i cosigli, personalmente seguiti con il malumore tipico di chi spera inutilmente che la rappresentazione di un copione già scritto, possa cambiare. Invece repliche continue.
NO…NI’…forse SI’…si aspettano sviluppi.
Sviluppi delineati e chiari, che continuavano il loro iter burocratico, senza grandi scossoni, solo con ritardi conseguenti alla forte pressione e soprattutto tenacia del dissenso popolare diffuso a macchia d’olio in ogni angolo della penisola.
In Regione, un piano sopra nel “palazzo” del potere, trapelavano poche e contrastanti notizie diffuse ad arte, per poter agire conseguentemente con efficacia.
Non parliamo delle farse tenute a Roma, in conferenza dei servizi.
A decidere sul tipo di “sviluppo” energetico una combriccola di volpi.
Sicuro.
Pochi decisionisti, ma capaci di vendere la madre per un pugno di dollari in più, hanno saputo reggere la situazione, scaricando barili a destra e a manca con la naturalezza di vissuti scaricatori portuali, rubando ( non che sia una novità) qualche applauso, tramite vaghi intenti manifestati all’assemblea da alcuni loro portavoce pubblici.
Mi diceva il mio amico Mario – grande osservatore – che strategicamente frammisti ai presenti c’erano molti “infiltrati” mai visti dalle nostre parti, dove ci conosciamo tutti, quasi per nome.
Sarà…

E’ vero, non di tutta l’erba si può fare un fascio, e a scanso di equivoci al proposito voglio spendere due euri per ringraziare chi, tra i politici veri, ha sempre agito e difeso coerentemente la propria posizione, favorevoli o contrari, ma comunque a ragion veduta, la propria, onesta, e come tale da rispettare a priori.

Per la cronaca l’assemblea, dopo infinite elucubrazioni estratte dal cilindro di “Piani Energetici” alquanto enigmatici e contrastanti ai vari livelli di programmazione territoriale, dopo l’immancabile e sempre buona sviolinata sulla “vocazione agricola “doc” della zona”, dopo attestati di solidarietà alla comunità preoccupata e parecchio arrabiata, si è alfine giunti al dunque, così per dire.
Nessuno dei presenti ritiene cosa giusta questa “maledetta” centrale targata A.S.M. S.p.a. (ex Azienda Servizi Municipalizzati), potentato quotato in borsa, fiore all’occhiello di amministrazioni ambidestre, deciderà comunque il Ministero di concerto con la Regione… (!)

Un “seminario” sbiadito ed inconcludente quindi, infarcito di piagnistei e sterili polemiche; ritrovo di molti, forse troppi, politicanti di professione, “costretti” a scendere a patto con un fastidioso dialogo (?), quasi che il governo di un territorio non debba essere prerogativa di chi lo vive quotidianamente.
Insomma la politica sempre più in crisi continua a rifiutare l’unica via possibile per un futuro armonico, quella di puntare ad uno “sviluppo sostenibile”, con una azione che parte dal locale in un ottica che non perde di vista il globale.
Peccato. Eppure ieri a Cancun…

Il cambiamento evidentemente risulta essere troppo lento, frenato dagli enormi interessi finanziari e dall’inerzia di succubi governanti.

L’imperativo per i dissidenti alla logica dell’Impero è correre , correre più forte, come il vento, più del tempo.

Un Mondo Diverso è Possibile, ma soprattutto Necessario.

davide ferrari – 16 settembre 2003