architettura e territorio
l’Architettura, a parer mio
l'Architettura, credo sia l’espressione più immediata di una societa’, della sua cultura, civiltà e aspirazioni, seguendo sentieri a volte tortuosi al punto da sembrare interrompersi, difficili da ripercorrere e ricostruire a posteriori, per poi sempre e comunque riemergere in modo intelligibile; partendo dalle origini fino ad arrivare al presente, custodendo in nuce il continuo divenire.
Emerge quindi l’importanza di una equilibrata pianificazione dello sviluppo, cosi’ come di una efficace quanto necessaria azione di tutela e valorizzazione di una tanto consistente eredità.
Diviene chiaro come il “mestiere” del fare Architettura, non può essere relegato e ridotto ad artistica esercitazione fine a se stessa o peggio ad un settore dell’organizzazione sociale in essere, in quanto ha come scopo stesso del suo esistere una progettualita’ di indirizzo interdisciplinare di quest’ultima e non viceversa.
Ecco perché l’Architettura è o dovrebbe essere arte, sociologia, economia, questione ambientale, politica; in una unione di sapere umanistico e scientifico capace di essere espressione dei valori essenziali di un mondo che, prendendo coscienza di tante, troppe, problematiche, pretende necessariamente un futuro diverso e migliore da quello che da decenni l'attuale sistema economico e finanziario impone, pagando dazio sia a scala locale, in forma di degrado sociale, materiale e percettivo, sia a scala globale moltiplicandone gli effetti.
davide ferrari
Perche' sono architetto.

E’ capitato che mi si domandasse,
o che mi sia domandato,
il motivo della scelta del
“ fare l’architetto ”.
Perché non altro, perché non il professore o il pubblico dipendente, l’archelogo o il giornalista.
Non che il lavoro non mi si addica, anzi è mia naturale speranza il contrario, visto che è parte considerevole ed integrante del mio quotidiano.
Il fatto è che appaio sempre indaffarato, con mille impegni, e che lavoro pure a dismisura, nonostante la sola idea di “lusso” non mi appartenga, anzi è essa stessa che bada bene a girarmi al largo.
Non credo di aver mai seriamente risposto a nessuno, eccettuata l’ovvietà scontata dell’interesse verso l’arte plastica.
Cercherò di farlo nelle righe che seguono, occupando uno spazio carta ragionevole, per chi naturalmente è interessato alla lettura.
Fino alla età dei bei venti anni non sapevo bene che ci facevo alla facoltà di architettura di Milano, se non molto vagamente e nonostante l’ottimo rendimento nello studio.
Erano gli ultimi bagliori di contestazione, ed io passavo maggior tempo ad occupare le aule per “lotta politica” che per seguire noiose lezioni di “baroni” che non si schiodavano dalle cattedre acquisite.
Chiaro, non tutti i docenti che ho frequentato possono essere legati come fascine ai succitati, anzi, ad alcuni (pochi per la verità) riconosco una forte incidenza sulle mie certezze odierne, così come sui dubbi, a cui non bisognerebbe mai rinunciare.
Comunque passava il tempo, mi accorgevo, con ogni probabilità inconsciamente, di come gli interessi erano per lo più volti al raffinamento di una filosofia di vita che innata mi accompagnava da sempre.
Niente di eccezionale, per carità, solo la consapevolezza che l’unico sbocco pratico ad un idealismo che rischiava la deriva, a causa delle normali disillusioni che accompagnano il cammino di ogni persona, risiedesse nel concepire il lavoro che mi preparavo ad intraprendere, non semplicemente come una appendice del vivere quotidiano, bensì come parte inscindibile dello stesso.
In poche parole, il dissenso e il conseguente impegno politico-sociale, nei confronti di una società migliorabile, se non guaribile, espresso in vari modi e settori apparentemente slegati, quali la contestazione di piazza, il volontariato, l’ecologismo, la poesia, la partecipazione alla cosiddetta “controinformazione”, trovavano finalmente un nesso sociologico nel concepire l’architettura, intesa in tutte le sue forme di incidenza sul territorio, come il tentativo di esprimere una concezione di sviluppo armonioso e “sostenibile”.
Eccomi ora, a metà del “cammin di nostra vita”, ad interagire ogni giorno ed in modo spesso interdisciplinare con uno “staff” di persone, con la lieve supponenza di aver creato uno studio-laboratorio del “fare Architettura”.
Alla fin dei conti credo che alcune buone cose sono nate in questa specie di anarchica bottega dei tempi nostri, ed altre sono pronte per affrontare “del mondo la burrasca”, senza la pretesa di insegnare ma piuttosto di imparare ad ogni piè sospinto, e tradurre la conoscenza acquisita nella realtà, senza compromessi o tentazioni di facili guadagni, solo cercando di trovare risposte spesso alternative ai bisogni che una società in continuo divenire reclama, oppure sogna.
In fondo cosa è l’Architettura, se non il tentativo di plasmare i luoghi del vivere come missione d’arte?
davide ferrari
GRUPPO TERRA E AMBIENTE BRESCIANO :: Visita al parlamento Europeo
Published by davide ferrari on March 19th, 2005
in offlaga, Locale, energia, cave estrattive, architettura e territorio, acqua, politicamente
GRUPPO TERRA E AMBIENTE BRESCIANO
Visita al parlamento europeo, Bruxelles 16-18 marzo 2005
PROBLEMATICHE AMBIENTALI DEL TERRITORIO PROVINCIALE
(piano cave, centrali termoelettriche, infrastrutture ferroviarie e autostradali, le acque del lago d’Idro)
LA QUESTIONE DELLE CAVE
A novembre è stato approvato il piano cave per le sabbie e le ghiaie della provincia di Brescia che, con oltre 70 milioni di metricubi in dieci anni, si è rilevato il più grosso in Italia. L'estensione in superficie e in volumi di molti ATE appare oltremodo esagerata: si va a compromettere un territorio rurale con un tasso di trasformazione già molto elevato (capannoni e autostrade). Molti ATE (Ambito Territoriale Estrattivo), anche di nuova istituzione, sono stati posizionati in aree ad alta vulnerabilità della falda acquifera e, nonostante ciò, viene autorizzata senza restrizioni la coltivazione per molti metri sotto il livello dell'acqua, compromettendo, come già evidenziato dall'ASM di Brescia (gestore di numerosi pozzi e acquedotti comunali), il fragile equilibrio e la qualità delle acque destinate al consumo umano: l'acqua ad uso potabile è la stessa in cui vengono coltivati gli inerti. Buona parte del coltivato viene esportato fuori provincia (30-40%), imponendo alti costi ambientali e alla salute dei cittadini per i trasferimenti su camion. La Regione Lombardia e la Provincia di Brescia hanno approvato una pianificazione finalizzata a soddisfare gli interessi solo di una parte degli operatori del settore estrattivo, creando di fatto un oligopolio, e come già sottolineato dall'Associazione degli imprenditori bresciani AIB questo è un danno per un'economia di mercato, che si basa sulla libera concorrenza per la crescita delle imprese. Si registrano enormi difficoltà da parte dell'Amministrazione Pubblica, dotata di possibilità finanziarie sempre più limitate, di controllare e amministrare l'industria dell'estrazione degli inerti. Appare sempre più evidente l'impotenza e l'impossibilità di piccoli comuni, con scarsi mezzi tecnici e finanziari, di gestire i rapporti con grosse imprese che ormai grazie ai vantaggi derivanti dall'oligopolio coprono tutta la filiera dell'edilizia (dalla coltivazione degli inerti al calcestruzzo e alla costruzione delle infrastrutture), e fare in modo che la coltivazione di inerti si svolga nei binari stabiliti dalla legge, compresa la fase, pochissimo attuata, del recupero ambientale. L'Unione Europea proprio nel campo delle georisorse esige uno svincolo netto tra il consumo delle georisorse e la crescita economica: la produzione deve muoversi verso la qualità dei prodotti e, attraverso lo sviluppo di un'economia realmente efficiente, si deve ridurre drasticamente lo spreco di risorse naturali (suolo, sottosuolo e territorio in generale) verso produzioni di qualità e di recupero: a Brescia invece si continua ad aumentare spreco e consumo. Alle richieste di chiarimento di molti cittadini, comitati, associazioni di categoria e comuni sono state date risposte poco significative in contrasto con la convenzione di Ahrus sulla partecipazione alla gestione ambientale. Il piano cave non viene sottoposto a VAS come richiederebbe un'attenta gestione del territorio, ma per decreto di giunta regionale (6/41987) viene esautorato pure dalla verifica VIA, e non viene applicata la Verifica d'Incidenza.
L’APPROVVIGIONAMENTO ENERGETICO E LE NUOVE CENTRALI ELETTRICHE A TURBOGAS
L’efficienza con cui si usa l’energia in Italia è molto bassa. Il nostro sistema energetico è come un secchio bucato che nei processi di trasformazione dalle fonti fossili agli usi finali e negli usi finali (calore,freddo,forza,illuminazione) spreca sotto forma di calore degradato più energia di quella che rende disponibile. I consumi delle fonti fossili si suddividono in tre categorie più o meno equivalenti: il riscaldamento degli ambienti; la produzione di energia termoelettrica, l’autotrasporto. Nel riscaldamento degli ambienti la legge tedesca non consente di superare i 70 kwh al metro quadrato all’anno. Le case passive (l’unico settore trainante nell’edilizia tedesca) non possono superare i 15/kwh/m2/a. In Italia, con un clima molto più mite, si calcola (ma nessuno sa fornire dati precisi) che si raggiungano i 150-200 kwh/m2/anno. Il Rendimento medio attuale del parco centrali termoelettriche è del 38%. I cicli combinati raggiungono il 55%. La cogenerazione diffusa, oggi assolutamente sottoutilizzata, il 94%. Nel settore automobilistico, dopo il dimezzamento dei consumi avvenuto negli anni settanta, non ci sono stati ulteriori miglioramenti, ma Greenpeace negli anni ’90 ha fatto costruire un’autovettura che supera i 40km con un litro di benzina e le case automobilistiche hanno già realizzato prototipi di medie cilindrate che raggiungono i 100-120 km con un litro di benzina. Allo stato attuale della tecnologia è quindi possibile dimezzare i consumi di fonti fossili accrescendo l’efficienza dei processi di trasformazione energetica e utilizzando quei veri e propri giacimenti nascosti di energia costituiti dagli sprechi,dalle inefficienze e dagli usi impropri. Accrescendo l’efficienza, si riducono i consumi di energia alla fonte a parità di servizi finali. Pertanto si riducono contemporaneamente le emissioni di CO2 e i costi della bolletta energetica. I vantaggi ecologici sono direttamente proporzionali a quelli economici. Questo è inoltre il pre-requisito per favorire lo sviluppo delle fonti rinnovabili, che hanno rendimenti molto inferiori e molto più irregolari delle fonti fossili. Se i consumi energetici ( di cui almeno la metà sono sprechi), si riducono, le fonti rinnovabili possono soddisfarne una quota significativa, altrimenti il loro contributo rimane irrisorio. Una politica energetica finalizzata a ridurre le emissioni di CO2 deve pertanto articolarsi in due fasi: la riduzione al minimo dei consumi e la soddisfazione dei consumi residui nei modi meno inquinamenti a parità d’investimento. L’importanza economica è fondamentale se si vuole proporre un discorso concreto. Il fotovoltaico azzera le emissioni di CO2, ma i kw di potenza di picco costa 10 volta di più di 1 kw in cogenerazione diffusa, che le riduce invece del 50%. Quindi, a parità d’investimento la cogenerazione diffusa riduce le remissioni di CO2 5 volte di più del fotovoltaico. Il passo preliminare per favorire lo sviluppo delle tecnologie che riducono l’emissioni di CO2, è un’accurata diagnosi energetica degli utilizzatori finali di energia per capire dove e come, a parità d’investimento, si possono ottenere le maggiori riduzioni di sprechi, inefficienze e usi impropri. E risultati migliori in termini ambientali sono i risultati migliori in termini economici.
La chiave di volta per avviare un meccanismo di questo genere sono le ESCO (Energy Service Company),società che realizzano a proprie spese le ristrutturazioni energetiche dei loro clienti, richiedendo in cambio, per un numero di anni prefissato contrattualmente, i risparmi economici conseguenti ai risparmi energetici che riescono a ottenere. Queste imprese si assumono il rischio finanziario e più sono capaci di accrescere l’efficienza, cioè di ridurre le emissioni di CO2 a parità di servizi energetici finali, più guadagnano. Questo meccanismo concorrenziale sarebbe estremamente vantaggioso per gli enti pubblici, perchè consentirebbe loro di ridurre i propri consumi senza effettuare spese d’investimento, e di mettere in concorrenza le aziende sulla durata del pay back. La maggiore efficienza e il maggior risparmio richiedono infatti i tempi di ritorno più brevi. In questo modo si darebbe una spinta determinante allo sviluppo delle tecnologie che riducono le emissioni di CO2 a parità di servizi finali dell’energia. Le tecnologie che accrescono l’efficienza energetica sono economicamente mature e, spesso, trasferibili da altre applicazioni. Ad esempio: per costruire microcogeneratori (un motore automobilistico collegato ad un alternatore, inseriti in una scatola di metallo) occorrono le stesse professionalità, gli stessi impianti e le stesse tecnologie del settore automobilistico. A differenza delle fonti alternative, il miglioramento dell’efficienza energetica non richiede finanziamenti pubblici e a parità di investimento riduce di un ordine di grandezza in più consumi di fonti fossili: dai decimi di punto alle decine di punti percentuali. Una politica energetica impostata in chiave economica, e non ideologica, può essere il fulcro di una ripresa produttiva e occupazionale che consentirebbe ai paesi industrializzati di uscire dalla attuale fase di recessione, mentre gli strumenti tradizionali di governo dell’economia (abbassamento del costo del denaro, lavori pubblici e incentivazione dei consumi attraverso una riduzione delle tasse) hanno dimostrato di essere divenuti inefficaci. Si pensi agli effetti occupazionali che avrebbe un programma di politica economica incentrato sulla ristrutturazione energetica del patrimonio edilizio nazionale per allinearlo agli standard della legislazione tedesca, oppure sulla produzione di micro-cogeneratori a compenso della minore produzione di automobili negli stabilimenti FIAT.
La stessa metodologia operativa può essere applicata in tutti gli altri settori che generano gravi forme di impatto ambientale (ad esempio: rifiuti), o a quelle risorse che iniziano a scarseggiare (l’acqua); perchè la causa di questi fenomeni consiste sopratutto negli usi inefficienti e negli sprechi. Molto di quanto negli attuali processi produttivi diventa rifiuto o emissione inquinante, con opportune tecnologie può tornare a essere materia prima per altri processi produttivi, determinando una riduzione di costi direttamente proporzionale alla riduzione dell’impatto ambientale. Pertanto, l’esempio già esposto di un’edilizia razionale dal punto di vista energetico, sia per i consumi che per il contenimento della dispersione del calore, deve essere assunto dai livelli massimi di programmazione della Regione Lombardia fino alle Provincie e ai singoli Comuni, che devono inserire le norme sul risparmio energetico anche nei regolamenti edilizi locali.
Alcuni dati relativi ai consumi ed alle emissioni in atmosfera della mega centrale proposta a Offlaga BS (turbogas da 800 megawatt). Stima delle emissioni in atmosfera della centrale termoelettrica (7.500 h/anno di funzionamento) di Offlaga BS.
*Anidride carbonica (“gas serra”): 2 milioni t/anno (approccio ICPP – Enea 2000) equivalenti alle emissioni di 280.000 italiani (Enea 2000: emissione stimata pro capite 7 t/anno).
* Ossidi di azoto NOX (50 mg/Nmc) 1600 tonnellate anno equivalente all’emissione annua di 280.000 automobili catalizzate (percorso di 10.000 km).
* Monossido di carbonio Co. (10 mg/Ncm) 3000 tonnellate anno equivalenti all’emissione annua di 2100 automobili catalizzate (persorso di 10.000 km).
* Polveri (30ppm nel combustibile) 35 tonnellate anno.
* Ossidi di zolfo (10 ppmv nel combustibile) 36 tonnellate anno.
La centrale consumerebbe un miliardoduecentomilioni di metri cubi di metano all’anno.
NB: In provincia di Brescia (1.100.000 abitanti) si producono circa 30 mila tonnellate di NOX all’anno.
LA QUESTIONE DELLE INFRASTRUTTURE
L’obiettivo fondamentale è quello dell’adeguamento e del miglioramento di tutte le reti ferroviarie e stradali esistenti nella Regione e nella Provinciale, non inventandosi ferrovie e Autostrade inutili, dispendiose e devastanti. L’Alta Velocità, o Alta Capacità., non è accettabile nel tracciato del progetto preliminare. Va invece potenziata al massimo la linea ferroviaria esistente, in particolare per ciò che concerne il trasporto di merci, con la previsione di centri intermodali per lo scambio dei prodotti tra ferrovie e strade per gli usi e le necessità locali. Non può immaginarsi una linea ferroviaria importante che eviti di passare per Brescia. Tale programmazione va opportunamente incentivata dal punto di vista economico, introducendo tariffe agevolate sul trasporto delle merci in ferrovia con una idonea politica tariffaria, unitamente al potenziamento dei trasporti locali (vedi treni pendolari) che attualmente vengono trascurati per trasferire risorse alle grandi opere. Le recenti vicende dei pendolari ferroviari insegnano che dismettere certi servizi che servono quotidianamente ai lavoratori non comporta benefici all’economia, che si regge molto più sui servizi quotidiani diffusi ai cittadini che su grandiosi e più ambiziosi progetti, poco utili ai più, e anche poco apprezzati dalle popolazioni.
Bre-Be-Mi.
La direttissima Brescia-Milano non è da realizzarsi secondo il progetto preliminare redatto. Occorre adeguare la strada Statale n. 11 di Brescia fino a Calcio in Provincia di Bergamo, e la strada Statale di Rivoltana,da Mozzanica (Bg) a Milano. Occorrerà pertanto progettare solo un raccordo di una ventina di chilometri tra questi due tronconi di strada, già esistenti che andranno adeguatamente potenziati. Il progetto alternativo è già stato ampiamente discusso e proposto dai Comuni della cintura est Milanese e della bergamasca con il supporto della Società di Ingegneria Polinomia. Noi sosteniamo tale più realistico e semplice progetto in alternativa ad opere faraoniche e devastanti che in realtà non risolvono i problemi. É la viabilità già esistente che deve essere al più presto adeguata, solo che si voglia mettere mano alla sistemazione di una rete stradale, già sufficientemente articolata e diffusa in regione.
Raccordo autostradale tra Ospitaletto e Poncarale - Ex S.P. 19, detta anche “corda molle” .
Un raccordo autostradale del genere non serve. Serve il mantenimento e la realizzazione dell’originario progetto di completamento dell’SP 19 come anello largo a sud di Brescia, che può costituire alternativa utile alla tangenziale sud senza bisogno di essere trasformato in autostrada. Occorre realizzare ciò che si era già pensato, senza ricorrere a progetti e risorse che possono essere utilizzati per finalità diverse e che sembrano solo voler giustificare lucrosi appalti e opere che in realtà non sono indispensabili e che andrebbero a gravare su un territorio già compromesso, penalizzando inoltre gli utenti con onerosi pedaggi.
Autostrada della Valtrompia.
Si è dimostrata la sua impraticabilità sia a livello tecnico sia finanziario. È molto meglio ampliare, terminare ed adeguare la viabilità esistente, in valle eventualmente realizzando anche un nuovo raccordo per Lumezzane e sistemando la S.P. 19 nel tratto Concesio – Ospitaletto.
Va assolutamente eliminato il raccordo per Brescia, anche in conformità a quanto previsto dal Piano Regolatore di questa città.
IL FORUM ACQUA LAGO D’IDRO
I principali obbiettivi attuali possono riassumersi in due punti:
Evitare assolutamente la realizzazione di una strada che devasterebbe per sempre la zona umida del paese, comunicante in sotterraneo con il vicino lago, zona di assoluto valore paesaggistico e naturalistico. E’ l’ultimo lembo di terra del fondovalle idrense non interessata da opere civili nè da urbanizzazione privata, fatta eccezione per qualche vecchia abitazione rurale che non fa che impreziosire il contesto.
Guardare con attenzione alle sorti del Lago d’Idro minacciato da due problemi gravi e distinti: L’annosa disputa sulle quote (il lago è da quasi un secolo destinato a prelievi artificiali d’acqua, per la produzione di energia elettrica e per l’irrigazione delle zone agricole della “bassa” bresciana e mantovana; e la preoccupazione sul tasso di inquinamento ormai a livelli gravi. Ma soprattutto convincere forze politiche e cittadini, che non si risolverà mai il problema del bacino lacustre, senza la maturazione di una vera e propria coscienza ambientale anche per quanto riguarda le coste e l’entroterra, spesso invece teatro di devastazioni ambientali senza scrupolo.
Per quanto riguarda il bacino lacustre (il cui nome è Eridio) la nostra posizione si puo’ riassumere schematicamente come segue: Per quanto riguarda il problema delle quote è ovviamente condivisibile ogni pressione che l’amministrazione comunale voglia esercitare sulla Regione Lombardia affinchè vengano considerati realmente e finalmente, oltre agli interessi dell’Enel e degli agricoltori della zona padana della Lombardia, anche quelli degli abitanti dei paesi rivieraschi.
Problema distinto, come accennavamo prima, è invece la questione dell’inquinamento delle acque (problema distinto che però si tende a confondere con il primo, e probabilmente, come vedremo non per caso). Senza entrare in questioni tecniche accenniamo solo al fatto che il fenomeno di eutrofizzazione delle acque è già a livelli elevati e preoccupanti. Stando cosi’ le cose e nulla volendo fare per cambiarle, il Lago d’Idro ha una speranza di vita molto limitata.
A parte vari problemi di devastazione ormai sistematica del paesaggio circostante il lago, c’ è un problema specifico molto grave, “grazie” al quale il Forum Aqua Idro è nato: la costruzione di una strada in una zona di gran pregio dal punto di vista ambientale, paesaggistico, storico. Nella zona interessata infatti è come gia’ accennato prima, presente una “palude”, già peraltro gravemente danneggiata in passato da scarichi abusivi di materiale inerte, che regola il proprio livello di acque in sintonia con il vicino lago.
Inestimabile il suo valore a livello paesaggistico, visto e considerato che è l’ultima zona non interessata da strade, agglomerati di case o quant’altro. E’ evidente inoltre che proprio per tutto quanto esposto, in essa trovino l’habitat naturale ideale rare specie ornitologiche oltre a tutti gli animali che vivono in ambienti paludosi.
In aggiunta a questo, va segnalata la presenza di un antica fornace per la cottura di coppi e mattoni, che necessiterebbe di subitaneo e adeguato restauro. Poco distante è la zona di Castel Antico, meraviglioso collina morenica, interessata da scavi archeologici che hanno portato alla luce i resti di un villaggio retico. La collina è di particolare interesse archeologico in quanto non è mai stata arata con mezzi meccanici. Ci rendiamo conto nello scrivere, di come non si possa assolutamente rendere giustizia a tutta questa zona, soltanto descrivendola a parole. E’ entrando in essa e lasciandosi avvolgere dal suo silenzio, dal suo ambiente sonoro naturale (e quanti ne rimangono?) che realmente si puo’ cogliere l’impareggiabile “essenza rigenerativa ” del luogo. Ad aggravare la situazione è l’assoluta inutilità, a parer nostro, della strada che ivi si vorrebbe costruire, che andrebbe a collegarsi ad un’altra strada praticamente deserta tutto l’anno, in quanto avente come unica destinazione un piccolissimo paesino, Treviso Bresciano.
Va aggiunto inoltre che il collegamento a detta via di comunicazione per Treviso esiste gia’, quindi la nuova opera costituirebbe addirittura un raddoppio di collegamento ad una strada semideserta. E per questo si vorrebbe devastare un’intera zona vergine!!!
L’amministrazione comunale di Idro, che spinge per la realizzazione, sostiene che cosi’ si eviterebbe il convogliamento del traffico nel centro storico di Lemprato, ove esiste una strettoia particolarmente angusta.
Le obiezioni sono semplici:
Esistono buonissime soluzioni alternative al problema, senza bisogno di costruire strade ex-novo (che costituiscono sempre tra l’altro un considerevole esborso di danaro pubblico); a monte di detto centro storico non esistono zone industriali o artigianali, per cui il traffico “pesante” (l’unico che puo’ avere problemi a causa della succitata strettoia) e’ estremamente limitato, tanto piu’ che gli autobus di linea (il 99% dello stesso traffico pesante...!) dovrebbero con molta probabilità nè più nè meno transitare nel centro abitato per evitare di lasciare gli utenti del servizio troppo distanti dalle abitazioni... A parere del Forum Aqua queste non sono motivazioni valide ma solo pretesti per tacere i reali interessi dell’intera vicenda, interessi di visibilità politica, ad esempio, ma non solo.
Noi del Forum Aqua riteniamo che il paesaggio, la Natura, quindi anche all’Uomo, abbiano dovuto pagare un pedaggio già troppo alto per la realizzazione di tali scopi, non essenziali, quando non addirittura miserevoli, e che sia giunto il momento di cambiare mentalità al riguardo.
ELENCO GRUPPO VIAGGIO A BRUXELLES
FASSER EUGENIO, PELLEGRINI GABRIELE, GORLANI PIETRO, BERTOCCHI FIORENZO, FERRARI DAVIDE, BIGNOTTI RINALDO, GILBERTI EVA, PELLEGRINI FIORELLA, FORESTI GIUSEPPE, BANDERA SERAFINA, MONTORFANO MARINELLA, LOVATI ALESSANDRO, DEL SANTO ODILLA, DAL BOSCO GIANNINA, LANG GIANCARLO, GALVANI GIORGIO, BONOMI GIANNINO, PLUDA BORTOLO ORESTE, RASSU LUCA, ZANOLA MANUEL, BELLAN ROBERTO, BONTEMPI WALTER, MARCHESI NOEMI, SCAGLIA FRANCESCO, LEALI ELENA, BUSO BRUNA









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