Globale
OGM :l’Europa cede al businnes delle grandi multinazionali
E’ di ieri la notizia che i ministri dell’agricoltura ha deliberato l’innalzamento della soglia di tolleranza da 0.1% a 0.9% per “eventuali” contaminazioni delle colture biologiche da OGM, nonostante l’esigua opposizione di Itala, Grecia, Belgio e Ungheria.
Passata quasi sotto silenzio dei media, la decisione aleggiava comunque da tempo nell’aria, inutile nasconderlo.
Ma cosa sono esattamente gli OGM?
La sigla designa gli Organismi Geneticamente Modificati, in altre parole quegli esseri viventi, soprattutto per ora, afferenti al settore agroalimentare, il cui patrimonio genetico è stato alterato dall’azione umana.
Si tratta di sementi brevettate, spesso rese sterili al fine di non poter essere riutilizzate, creando le condizioni per una dipendenza economica e finanziaria nei confronti delle multinazionali che li detengono, come testimoniano le decisioni più rilevanti sul tema, prese da pochissimi e centralizzati organismi internazionali, peraltro nemmeno elettivi, quali il WTO e il Codex Alimentarius, impedendo, di fatto, di imboccare una strada diretta al reale miglioramento delle condizioni di vita dei paesi poveri, ridotti alla fame.
I governi recitano la parte di protagonisti di summit e convegni vari a livello mondiale, malcelando un ruolo di succubi spettatori, limitando la loro azione al recepimento di queste direttive di mercato, implicanti gravissime conseguenze in ambiti di enorme rilevanza politica e programmatica dei singoli stati.
Le uniche proteste, troppo spesso minimizzate dai media tradizionali e “lottizzati”, si alzano dai rappresentanti di quella parte di società civile che non intende arrendersi alla perversa logica del solo profitto, a scapito dei diritti fondamentali dell’uomo.
Le modifiche introdotte nel genoma di una pianta possono facilmente, tramite impollinazione incrociata, trasferirsi ad altre piante, contaminandole, come insegna la cronaca oramai sempre più frequente. Questa possibilità, determina le condizioni fondamentali affinché le modifiche introdotte per creare resistenza maggiore sia nei confronti di parassiti, generando invero una selezione fra gli stessi e rendendone conseguentemente le specie ancora più virulente e difficili da contrastare, sia nei confronti di vari erbicidi, trasferendo questa potenzialità a tutte le piante dell’ecosistema, comprese quelle infestanti che divengono a loro volta resistenti ad essi.
I prodotti ottenuti da piante geneticamente modificate, possono avere effetti certamente molto pericolosi anche per la salute umana. E’ scientificamente provato. All’interno della catena alimentare a tal guisa inquinata, direttamente od indirettamente, questi mostri “hitech” influiscono sul metabolismo umano, fino a poter creare danni irreversibili. Non è da escludere poi che, tra gli altri possibili “effetti collaterali”, che i processi innescati allo scopo di sterilizzare una specie vegetale, non siano trasmissibili ad animali e persone.
Protagoniste in negativo di questa “rivoluzione” senza ritorno, le varie lobby dell’Agribusiness (oggi Nord Europa, domani USA), recitando spudoratamente tramite pubblicità subdola, –anima sporca del commercio- , di volere e potere eliminare la “fame nel mondo”, da loro stesse alimentate ad arte, indebitando fino al ricatto i paese terzi o quarti.
Non occorrono esperti di economia sociale per capire come i più colpiti dagli effetti del sistema finanziario imposto da pochi, siano proprio i contadini e braccianti che non hanno accesso alla terra, così come all’acqua ed alle sementi, ben salde nelle grinfie delle grandi organizzazioni produttive e finanziarie, dominatrici dei mercati mondiali. La brevettazione di organismi geneticamente modificati non avrebbe altro sbocco che l’esasperazione di questa concentrazione di potere e di conseguenza l’aumento vertiginoso della “fame dei poveri”.
Ma ciò che più supporta l’essere per principio contrario alle tecniche ed ai prodotti OGM è sicuramente la Morale, l’Etica se si preferisce, nella speranza che il loro significato sia oggi ancora pronunciabile, prima che comprensibile, anche se non misurabile per mezzo di indicatori economici.
La natura, l’intorno che ci ospita per pochi anni, ha impiegato millenni per creare un equilibrio ed un’armonia ai nostri occhi troppo spesso indifferente. Non è possibile proseguire sui binari morti di una civiltà sempre più miope alle crescenti emergenze eco-logiche, ed al contempo arroccata a strenua difesa di decrepiti modelli di sviluppo come di pensiero a senso unico.
Ragionando a scala locale, comunque sempre in un ottica di più ampio respiro, è doveroso, necessario, prioritario, sottolineare che l’affermazione delle famigerate semenze ogm, imposte dalla civiltà consumistica, non può che portare alla perdita di quel poco che resta di biodiversità che ci rimane, punto cardine di ogni qualsivoglia equilibrio naturale di ogni specie vivente.
La maggioranza di specie vegetali naturali, autoctone, specifiche di un dato territorio, selezionate nel corso della storia con la lungimiranza rispettosa di Madre Natura, saranno irrimediabilmente perdute.
davide ferrari 13 giugno 2007
OGM :: i perché di un NO
La sigla OGM designa gli organismi geneticamente modificati, in altre parole quegli esseri viventi, soprattutto per ora, afferenti al settore agroalimentare, il cui patrimonio genetico è stato alterato dall’azione umana.
Si tratta di sementi brevettate, spesso rese sterili al fine di non poter essere riutilizzate, creando le condizioni per una dipendenza economica e finanziaria nei confronti delle multinazionali che li detengono, come testimoniano le decisioni più rilevanti sul tema, prese da pochissimi e centralizzati organismi internazionali, peraltro nemmeno elettivi, quali il WTO e il Codex Alimentarius, impedendo, di fatto, di imboccare una strada diretta al reale miglioramento delle condizioni di vita dei paesi poveri, ridotti alla fame.
I governi recitano la parte di protagonisti di summit e convegni vari a livello mondiale, malcelando un ruolo di succubi spettatori, limitando la loro azione al recepimento di queste direttive di mercato, implicanti gravissime conseguenze in ambiti di enorme rilevanza politica e programmatica dei singoli stati.
Le uniche proteste, troppo spesso minimizzate dai media, si alzano dai rappresentanti di quella parte di società civile che non intende arrendersi alla perversa logica del solo profitto, a scapito dei diritti fondamentali del’uomo.
Le modifiche introdotte nel genoma di una pianta possono facilmente, tramite impollinazione incrociata, trasferirsi ad altre piante, contaminandole, come insegna la cronaca oramai sempre più frequente. Questa possibilità, determina le condizioni fondamentali affinché le modifiche introdotte per creare resistenza maggiore sia nei confronti di parassiti –generando invero una selezione fra gli stessi e rendendone conseguentemente le specie ancora più virulente e difficili da contrastare-, sia nei confronti di vari erbicidi –trasferendo questa potenzialità a tutte le piante dell’ecosistema, comprese quelle infestanti che divengono a loro volta resistenti ad essi-. I prodotti ottenuti da piante geneticamente modificate, possono avere effetti certamente molto pericolosi anche per la salute umana. E’ scientificamente provato. All’interno della catena alimentare a tal guisa inquinata, direttamente od indirettamente, questi mostri “hitech” influiscono sul metabolismo umano, fino a poter creare danni irreversibili. Non è da escludere poi che, tra gli altri possibili “effetti collaterali”, che i processi innescati allo scopo di sterilizzare una specie vegetale, non siano trasmissibili ad animali e persone.
Protagoniste in negativo di questa “rivoluzione” senza ritorno, le varie multinazionali dell’Agribusiness, recitando spudoratamente tramite pubblicità subdola, –anima sporca del commercio- , di volere e potere eliminare la “fame nel mondo”, da loro stesse alimentate ad arte, indebitando fino al ricatto i paese terzi o quarti. Non occorrono esperti di economia sociale per capire come i più colpiti dagli effetti del sistema finanziario imposto da pochi, siano proprio i contadini e braccianti che non hanno accesso alla terra, così come all’acqua ed alle sementi, ben salde nelle grinfie delle grandi organizzazioni produttive e finanziarie, dominatrici dei mercati mondiali. La brevettazione di organismi geneticamente modificati non avrebbe altro sbocco che l’esasperazione di questa concentrazione di potere e di conseguenza l’aumento vertiginoso della “fame dei poveri”.
Ma ciò che più supporta l’essere per principio contrario alle tecniche ed ai prodotti OGM è sicuramente la Morale, l’Etica se si preferisce, nella speranza che il loro significato sia oggi ancora pronunciabile, prima che comprensibile, anche se non misurabile per mezzo di indicatori economici.
La natura, l’intorno che ci ospita per pochi anni, ha impiegato millenni per creare un equilibrio ed un’armonia ai nostri occhi troppo spesso indifferente. Non è possibile proseguire sui binari morti di una civiltà sempre più miope alle crescenti emergenze eco-logiche, ed al contempo arroccata a strenua difesa di decrepiti modelli di sviluppo come di pensiero a senso unico.
Ragionando a scala locale, comunque sempre in un ottica di più ampio respiro, è doveroso, necessario, prioritario, sottolineare che l’affermazione delle famigerate semenze “doc”, imposte dalla civiltà consumistica, non può che portare alla perdita di quel poco che resta di biodiversità che ci rimane, punto cardine di ogni qualsivoglia equilibrio naturale di ogni specie vivente. La maggioranza di specie vegetali naturali, autoctone, specifiche di un dato territorio, selezionate nel corso della storia con la lungimiranza rispettosa di Madre Natura, saranno irrimediabilmente perdute.
Borgo San Giacomo, lì 22 luglio 2003
davide ferrari
ENERGIA e dintorni
Published by davide ferrari on July 12th, 2002
in offlaga, nowar, Globale, energia, dis/appunti di viaggio
il settore energetico, al pari di altre categorie merceologiche strategiche, conteso dai poteri forti e spesso occulti del mercato globale, è divenuto emblematico, di un sopruso antidemocratico perpetrato giorno dopo giorno, in ogni angolo della terra.
Un nuovo sistema di governo si è imposto, finalizzato all’ampliamento del potere e ricchezza di poche multinazionali e istituzioni finanziarie, attraverso l’erosione della partecipazione, dell’autodeterminazione, dell’impegno civile e politico locale.
Un quadro plumbeo, una tabula rasa del pensiero omologalizzante nel deserto della politica del secolo finito, dove le scelte e le decisioni vengono calate dall’alto verso utenti ignari o disillusi da anni di tirannia, propagandata come crescita del benessere individuale. Identificando questa solo con l'aumento della produzione dei beni materiali e dei consumi (Pil), tralasciando in-coscientemente un crescente indebitamento nei confronti di una madre terra sempre più disastrata, demandando alle future generazioni il compito di saldare un pesante debito, accumulatosi in decenni di miope abuso di risorse non rinnovabili.
Continuare con gli stessi trend di crescita, senza tener conto delle "esigenze" ecologiche, vuol dire continuare ad accentuare i problemi di input e di output: distruzione di risorse, inquinamento e rifiuti, provocando ed incentivando nel contempo diseconomie, costi inutili, attività illecite e criminali, quali il commercio di armamenti, di droga, di discariche abusive, di povertà e guerre.
I paesi arabi e asiatici ne sono una testimonianza odierna più che evidente e vergognosa per la nostra civiltà occidentale. Moltitudini di genti morte ammazzate in nome del controllo dei combustibili fossili, sbraitando l’onore della patria, della bandiera, dell’orgoglio e addirittura di un dio fatto a loro immagine e somiglianza(!).
Naturalmente a tutto vantaggio dei soliti signori e padroni della guerra, seduti in poltrona a studiare strategie militari, terroristiche ma soprattutto di quotazioni in borsa, incuranti delle tensioni sociali che hanno via via cresciuto le disuguaglianze di diritti fondamentali, sia a scala mondiale che all’interno delle nazioni.
Il terrorismo si vince lottando per la democrazia, favorendo la crescita della società civile e non ignorando la sua voce. Riconoscendo tutte le minacce globali (ambientali, sociali, alimentari,economiche) che incombono sull’umanità e non sottovalutandone la portata o, peggio, celarle dietro i troppi segreti (!) di stato, perché lo stato siamo noi tutti.
Da un decennio a questa parte c’è chi ha osato ribellarsi ad una logica perversa di autodistruzione etica e morale, ha cominciato a gridare nelle piazze di tutto il mondo, fino a che altri, incoraggiati dall’Utopia di un mondo migliore, si sono uniti in un boato tale da non poter essere coperto dalle sirene di regime, tale da spingere i grandi capi a dissotterrare i manganelli di cattiva memoria; una protesta fatta da mille rivoli, sgorganti dalle battaglie contro le biotecnologie, il businnes dei rifiuti, le deforestazioni, attraverso i boicottaggi mirati di merci, il consumo critico, il commercio equo e solidale, le campagne sulla cancellazione del debito del Sud del mondo, convergenti nell’oceano dello Sviluppo Sostenibile.
Le esorbitanti richieste di costruzione di nuove centrali termoelettriche, sparse su tutto il territorio nazionale, in assenza di qualsiasi piano energetico, “proposte” appunto nell’ottica di un “libero” mercato gestito in modo oligopolistico, grondanti danni per l’ecosistema, la salute, il territorio, ha fatto scattare la molla del dissenso popolare, allargando il fronte di un ritrovato coraggio di lottare per l’ambiente e per i diritti delle generazioni future.
Non si tratta di egoismi campanilistici o di utopie ambientaliste. Comitati spontanei, superando le oramai decrepite divergenze politiche, hanno iniziato e continuano una battaglia impari; al fine di riappropriarsi della dignità per troppo tempo repressa, di una umanità che rispetti la terra, ne condivida i beni,nel rispetto delle differenze caratterizzanti. Snobbati dai media al soldo dei potentati, oltre che, sempre più spesso, dalle istituzioni locali, nazionali e sovranazionali, che dovrebbero con lungimiranza perseguire interessi condivisi, si coordinano per una strategia comune, per contrastare con idee e azioni forti a sostegno dell’assunto che le tematiche energetiche (e i problemi ambientali ad esse connessi) possono essere affrontati solo in maniera complessiva, globale. Esistono problemi che non sottostanno a decrepite logiche individualistiche di assurdi confini politici ed amministrativi, regionali e statali, ma che riguardano indistintamente tutti, senza sorta di privilegio di casta, occidentale o meno: è il problema dell'effetto serra e del conseguente aumento della temperatura del pianeta.
Appare evidente ad una disamina poco più che attenta e vigile, che lo sfruttamento di combustibili fossili quali petrolio, gas, carbone, o dell’energia nucleare, con i connessi problemi di gestione e smaltimento delle scorie, alterano in modo irreversibile il ciclo degli ecosistemi atmosferici e terrestri.
Non di egoismi, si tratta, dicevo, ma di un modo di ripensare l’appartenenza ad una comunità ecologica, di cui fanno parte tutti gli esseri viventi in modo interconnesso, libero dai condizionamenti di processi neoliberisti; capace di di sostenere l’ineluttabilità di alternative politiche, economiche e sociali.
E’ il caso di un uso razionale dell'energia, dell’unica pulita, quella solare, nelle sue varie forme, dal solare termico al fotovoltaico, dal vento alle biomasse, dalla miniidraulica alla coibentazione delle abitazioni ed alla cogenerazione; energia rinnovabile, efficiente, economica e sostenibile; uno dei pochi strumenti per evitare le disastrose conseguenze prospettate dal vertiginoso aumento dei consumi energetici mondiali, determinati anche e soprattutto dagli elevati tassi di crescita industriale caratterizzanti molti paesi in via di sviluppo.
Questi ultimi infatti, guardano al modello occidentale come a qualcosa che possa sollevarli dai problemi economici che li attanagliano, ma in verità sono costretti a rincorrere una mera crescita economica attraverso una sempre maggior produzione rivolta ai paesi ricchi; del resto non si possono concedere il lusso di porre una pur necessaria attenzione riguardo lo sfruttamento delle fonti prime, incalzati dallo strisciante colonialismo dei paesi “sviluppati”, ed in coscienza non si può impedire loro di seguire le nostre stesse tracce, se non cambiando drasticamente rotta noi stessi.
La poverta', il giogo despotico dell’ignoranza, uniti al rischio climatico sono i principali ostacoli da rimuovere per poter almeno sognare di raggiungere l'obiettivo nobile di un mondo diverso e migliore. La condizione di indicibile miseria in cui vivono miliardi di uomini e donne e' un fatto inaccettabile per ogni persona di coscienza, ed e' anche lo scenario che, volutamente mantenuto aizzato a colpi di cannone, porta inevitabilmente verso fenomeni terribili come il terrorismo e la contrapposizione tra civilta' e culture. I mutamenti climatici rappresentano una minaccia che nel giro di un secolo potrebbe rendere letteralmente invivibili molte regioni della terra.
Un legame inscindibile vincola i mutamenti climatici al sottosviluppo. L'aumento dell'effetto serra - crescita della temperatura, innalzamento del livello dei mari, progressivo scioglimento dei ghiacciai, avanzata dei deserti e delle zone aride - rende infatti i poveri sempre piu' poveri, mentre nel contempo il sottosviluppo amplifica ed aggrava molti problemi ambientali che a loro volta influiscono sul clima.
Il termine coniato per descrivere questo intricato scenario di interessi concomitanti ignobili, mutamenti climatici e poverta' è “GLOBALIZZAZIONE”.
E’ una sfida che si deve e si può vincere, a patto che la gente comune,riprenda il filo dell’autogoverno, nel senso di essere protagonisti dei processi decisionali, coerenti con le scelte che l'Umanità intera dovrà compiere, lavorando tenacemente per ridurre l’ingiustizia economica e sociale planetaria, non accrescendola.
Nella convinzione che la costruzione di un futuro comune sulla terra inizi anche da un impegno concreto e verificabile sul proprio territorio. E’ l’unico modo per preservare insieme la qualità della vita nostra e delle future generazioni sulla terra.
“…le battaglie non si perdono,
si vincono sempre! ”
E.Guevara
Davide ferrari venerdì 12 luglio 2002









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