appunti di viaggio
dieci anni dopo...e per mille anni ancora
Fabrizio; sempre il solito. Sempre di compagnia, in qualunque direzione si vada, dialogando, ascoltando, ostinato e contrario per natura.
Dieci anni sono passati;
il tempo e lo spazio sono variabili strane da intendere, e tu ne approfitti per fare un salto a salutarci, a tuo modo, poeticamente.
Del resto, tu giochi facile, per mille e mille anni ancora, vibrerai tra luoghi sconosciuti, come solo alla bellezza e alla verita' e'permesso.
Percepivo il bisogno di piangere, come tanti, troppi.
Mi conosci bene; ho pianto, lavando con le lacrime i miei occhi sempre troppo appannati e distratti, con la dolcezza della neve fresca.
Così..naturalmente, spezzando senza fatica ogni sorta di catene, ignorando da qualsivoglia autorita' venissero.
Con il solito modo ruvido, da compagno di strada che la sa sempre un po' piu' lunga, mi hai regalato ancora poesia, fatta di emozione, meraviglia e libertà, senza far altro che accordarmi, ad un crescendo di suoni lontani e variegati, eppure melodiosi.
Non ho dubbi che ad ogni singola persona che riesce ancora ad ascoltare, sia andato il regalo a lui piu' gradito, appuntato da te, senza nessuna pretesa, cosi'..poeticamente.
Come non ho dubbi, che il direttore della insolita orchestra, non puo'che essere una qualche parte di te sparsa tra gli infiniti universi.
l’Architettura, a parer mio
l'Architettura, credo sia l’espressione più immediata di una societa’, della sua cultura, civiltà e aspirazioni, seguendo sentieri a volte tortuosi al punto da sembrare interrompersi, difficili da ripercorrere e ricostruire a posteriori, per poi sempre e comunque riemergere in modo intelligibile; partendo dalle origini fino ad arrivare al presente, custodendo in nuce il continuo divenire.
Emerge quindi l’importanza di una equilibrata pianificazione dello sviluppo, cosi’ come di una efficace quanto necessaria azione di tutela e valorizzazione di una tanto consistente eredità.
Diviene chiaro come il “mestiere” del fare Architettura, non può essere relegato e ridotto ad artistica esercitazione fine a se stessa o peggio ad un settore dell’organizzazione sociale in essere, in quanto ha come scopo stesso del suo esistere una progettualita’ di indirizzo interdisciplinare di quest’ultima e non viceversa.
Ecco perché l’Architettura è o dovrebbe essere arte, sociologia, economia, questione ambientale, politica; in una unione di sapere umanistico e scientifico capace di essere espressione dei valori essenziali di un mondo che, prendendo coscienza di tante, troppe, problematiche, pretende necessariamente un futuro diverso e migliore da quello che da decenni l'attuale sistema economico e finanziario impone, pagando dazio sia a scala locale, in forma di degrado sociale, materiale e percettivo, sia a scala globale moltiplicandone gli effetti.
davide ferrari
Perche' sono architetto.

E’ capitato che mi si domandasse,
o che mi sia domandato,
il motivo della scelta del
“ fare l’architetto ”.
Perché non altro, perché non il professore o il pubblico dipendente, l’archelogo o il giornalista.
Non che il lavoro non mi si addica, anzi è mia naturale speranza il contrario, visto che è parte considerevole ed integrante del mio quotidiano.
Il fatto è che appaio sempre indaffarato, con mille impegni, e che lavoro pure a dismisura, nonostante la sola idea di “lusso” non mi appartenga, anzi è essa stessa che bada bene a girarmi al largo.
Non credo di aver mai seriamente risposto a nessuno, eccettuata l’ovvietà scontata dell’interesse verso l’arte plastica.
Cercherò di farlo nelle righe che seguono, occupando uno spazio carta ragionevole, per chi naturalmente è interessato alla lettura.
Fino alla età dei bei venti anni non sapevo bene che ci facevo alla facoltà di architettura di Milano, se non molto vagamente e nonostante l’ottimo rendimento nello studio.
Erano gli ultimi bagliori di contestazione, ed io passavo maggior tempo ad occupare le aule per “lotta politica” che per seguire noiose lezioni di “baroni” che non si schiodavano dalle cattedre acquisite.
Chiaro, non tutti i docenti che ho frequentato possono essere legati come fascine ai succitati, anzi, ad alcuni (pochi per la verità) riconosco una forte incidenza sulle mie certezze odierne, così come sui dubbi, a cui non bisognerebbe mai rinunciare.
Comunque passava il tempo, mi accorgevo, con ogni probabilità inconsciamente, di come gli interessi erano per lo più volti al raffinamento di una filosofia di vita che innata mi accompagnava da sempre.
Niente di eccezionale, per carità, solo la consapevolezza che l’unico sbocco pratico ad un idealismo che rischiava la deriva, a causa delle normali disillusioni che accompagnano il cammino di ogni persona, risiedesse nel concepire il lavoro che mi preparavo ad intraprendere, non semplicemente come una appendice del vivere quotidiano, bensì come parte inscindibile dello stesso.
In poche parole, il dissenso e il conseguente impegno politico-sociale, nei confronti di una società migliorabile, se non guaribile, espresso in vari modi e settori apparentemente slegati, quali la contestazione di piazza, il volontariato, l’ecologismo, la poesia, la partecipazione alla cosiddetta “controinformazione”, trovavano finalmente un nesso sociologico nel concepire l’architettura, intesa in tutte le sue forme di incidenza sul territorio, come il tentativo di esprimere una concezione di sviluppo armonioso e “sostenibile”.
Eccomi ora, a metà del “cammin di nostra vita”, ad interagire ogni giorno ed in modo spesso interdisciplinare con uno “staff” di persone, con la lieve supponenza di aver creato uno studio-laboratorio del “fare Architettura”.
Alla fin dei conti credo che alcune buone cose sono nate in questa specie di anarchica bottega dei tempi nostri, ed altre sono pronte per affrontare “del mondo la burrasca”, senza la pretesa di insegnare ma piuttosto di imparare ad ogni piè sospinto, e tradurre la conoscenza acquisita nella realtà, senza compromessi o tentazioni di facili guadagni, solo cercando di trovare risposte spesso alternative ai bisogni che una società in continuo divenire reclama, oppure sogna.
In fondo cosa è l’Architettura, se non il tentativo di plasmare i luoghi del vivere come missione d’arte?
davide ferrari









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