OGM
Nestle' e OGM sicuri
Continua con attori diversi, ma portavoci degli stessi interessi economici finanziari,il periodico assalto alla comunita' europea rea di non adottare in toto l'uso degli OGM (organismi geneticamente modificati).
Questa settimana è la Nestle' a tastare il campo....
Il presidente della multinazionale P. Brabeck, infatti, attacca l'Unione Europea, incolpandola di politica protezionista contro i prodotti USA.
Le prove?
L'atteggiamento di tutela e valorizzazione dei prodotti biologici e tipici, e quindi della biodiversita' delle nazioni continentali.
OGM :l’Europa cede al businnes delle grandi multinazionali
E’ di ieri la notizia che i ministri dell’agricoltura ha deliberato l’innalzamento della soglia di tolleranza da 0.1% a 0.9% per “eventuali” contaminazioni delle colture biologiche da OGM, nonostante l’esigua opposizione di Itala, Grecia, Belgio e Ungheria.
Passata quasi sotto silenzio dei media, la decisione aleggiava comunque da tempo nell’aria, inutile nasconderlo.
Ma cosa sono esattamente gli OGM?
La sigla designa gli Organismi Geneticamente Modificati, in altre parole quegli esseri viventi, soprattutto per ora, afferenti al settore agroalimentare, il cui patrimonio genetico è stato alterato dall’azione umana.
Si tratta di sementi brevettate, spesso rese sterili al fine di non poter essere riutilizzate, creando le condizioni per una dipendenza economica e finanziaria nei confronti delle multinazionali che li detengono, come testimoniano le decisioni più rilevanti sul tema, prese da pochissimi e centralizzati organismi internazionali, peraltro nemmeno elettivi, quali il WTO e il Codex Alimentarius, impedendo, di fatto, di imboccare una strada diretta al reale miglioramento delle condizioni di vita dei paesi poveri, ridotti alla fame.
I governi recitano la parte di protagonisti di summit e convegni vari a livello mondiale, malcelando un ruolo di succubi spettatori, limitando la loro azione al recepimento di queste direttive di mercato, implicanti gravissime conseguenze in ambiti di enorme rilevanza politica e programmatica dei singoli stati.
Le uniche proteste, troppo spesso minimizzate dai media tradizionali e “lottizzati”, si alzano dai rappresentanti di quella parte di società civile che non intende arrendersi alla perversa logica del solo profitto, a scapito dei diritti fondamentali dell’uomo.
Le modifiche introdotte nel genoma di una pianta possono facilmente, tramite impollinazione incrociata, trasferirsi ad altre piante, contaminandole, come insegna la cronaca oramai sempre più frequente. Questa possibilità, determina le condizioni fondamentali affinché le modifiche introdotte per creare resistenza maggiore sia nei confronti di parassiti, generando invero una selezione fra gli stessi e rendendone conseguentemente le specie ancora più virulente e difficili da contrastare, sia nei confronti di vari erbicidi, trasferendo questa potenzialità a tutte le piante dell’ecosistema, comprese quelle infestanti che divengono a loro volta resistenti ad essi.
I prodotti ottenuti da piante geneticamente modificate, possono avere effetti certamente molto pericolosi anche per la salute umana. E’ scientificamente provato. All’interno della catena alimentare a tal guisa inquinata, direttamente od indirettamente, questi mostri “hitech” influiscono sul metabolismo umano, fino a poter creare danni irreversibili. Non è da escludere poi che, tra gli altri possibili “effetti collaterali”, che i processi innescati allo scopo di sterilizzare una specie vegetale, non siano trasmissibili ad animali e persone.
Protagoniste in negativo di questa “rivoluzione” senza ritorno, le varie lobby dell’Agribusiness (oggi Nord Europa, domani USA), recitando spudoratamente tramite pubblicità subdola, –anima sporca del commercio- , di volere e potere eliminare la “fame nel mondo”, da loro stesse alimentate ad arte, indebitando fino al ricatto i paese terzi o quarti.
Non occorrono esperti di economia sociale per capire come i più colpiti dagli effetti del sistema finanziario imposto da pochi, siano proprio i contadini e braccianti che non hanno accesso alla terra, così come all’acqua ed alle sementi, ben salde nelle grinfie delle grandi organizzazioni produttive e finanziarie, dominatrici dei mercati mondiali. La brevettazione di organismi geneticamente modificati non avrebbe altro sbocco che l’esasperazione di questa concentrazione di potere e di conseguenza l’aumento vertiginoso della “fame dei poveri”.
Ma ciò che più supporta l’essere per principio contrario alle tecniche ed ai prodotti OGM è sicuramente la Morale, l’Etica se si preferisce, nella speranza che il loro significato sia oggi ancora pronunciabile, prima che comprensibile, anche se non misurabile per mezzo di indicatori economici.
La natura, l’intorno che ci ospita per pochi anni, ha impiegato millenni per creare un equilibrio ed un’armonia ai nostri occhi troppo spesso indifferente. Non è possibile proseguire sui binari morti di una civiltà sempre più miope alle crescenti emergenze eco-logiche, ed al contempo arroccata a strenua difesa di decrepiti modelli di sviluppo come di pensiero a senso unico.
Ragionando a scala locale, comunque sempre in un ottica di più ampio respiro, è doveroso, necessario, prioritario, sottolineare che l’affermazione delle famigerate semenze ogm, imposte dalla civiltà consumistica, non può che portare alla perdita di quel poco che resta di biodiversità che ci rimane, punto cardine di ogni qualsivoglia equilibrio naturale di ogni specie vivente.
La maggioranza di specie vegetali naturali, autoctone, specifiche di un dato territorio, selezionate nel corso della storia con la lungimiranza rispettosa di Madre Natura, saranno irrimediabilmente perdute.
davide ferrari 13 giugno 2007
OGM :: i perché di un NO
La sigla OGM designa gli organismi geneticamente modificati, in altre parole quegli esseri viventi, soprattutto per ora, afferenti al settore agroalimentare, il cui patrimonio genetico è stato alterato dall’azione umana.
Si tratta di sementi brevettate, spesso rese sterili al fine di non poter essere riutilizzate, creando le condizioni per una dipendenza economica e finanziaria nei confronti delle multinazionali che li detengono, come testimoniano le decisioni più rilevanti sul tema, prese da pochissimi e centralizzati organismi internazionali, peraltro nemmeno elettivi, quali il WTO e il Codex Alimentarius, impedendo, di fatto, di imboccare una strada diretta al reale miglioramento delle condizioni di vita dei paesi poveri, ridotti alla fame.
I governi recitano la parte di protagonisti di summit e convegni vari a livello mondiale, malcelando un ruolo di succubi spettatori, limitando la loro azione al recepimento di queste direttive di mercato, implicanti gravissime conseguenze in ambiti di enorme rilevanza politica e programmatica dei singoli stati.
Le uniche proteste, troppo spesso minimizzate dai media, si alzano dai rappresentanti di quella parte di società civile che non intende arrendersi alla perversa logica del solo profitto, a scapito dei diritti fondamentali del’uomo.
Le modifiche introdotte nel genoma di una pianta possono facilmente, tramite impollinazione incrociata, trasferirsi ad altre piante, contaminandole, come insegna la cronaca oramai sempre più frequente. Questa possibilità, determina le condizioni fondamentali affinché le modifiche introdotte per creare resistenza maggiore sia nei confronti di parassiti –generando invero una selezione fra gli stessi e rendendone conseguentemente le specie ancora più virulente e difficili da contrastare-, sia nei confronti di vari erbicidi –trasferendo questa potenzialità a tutte le piante dell’ecosistema, comprese quelle infestanti che divengono a loro volta resistenti ad essi-. I prodotti ottenuti da piante geneticamente modificate, possono avere effetti certamente molto pericolosi anche per la salute umana. E’ scientificamente provato. All’interno della catena alimentare a tal guisa inquinata, direttamente od indirettamente, questi mostri “hitech” influiscono sul metabolismo umano, fino a poter creare danni irreversibili. Non è da escludere poi che, tra gli altri possibili “effetti collaterali”, che i processi innescati allo scopo di sterilizzare una specie vegetale, non siano trasmissibili ad animali e persone.
Protagoniste in negativo di questa “rivoluzione” senza ritorno, le varie multinazionali dell’Agribusiness, recitando spudoratamente tramite pubblicità subdola, –anima sporca del commercio- , di volere e potere eliminare la “fame nel mondo”, da loro stesse alimentate ad arte, indebitando fino al ricatto i paese terzi o quarti. Non occorrono esperti di economia sociale per capire come i più colpiti dagli effetti del sistema finanziario imposto da pochi, siano proprio i contadini e braccianti che non hanno accesso alla terra, così come all’acqua ed alle sementi, ben salde nelle grinfie delle grandi organizzazioni produttive e finanziarie, dominatrici dei mercati mondiali. La brevettazione di organismi geneticamente modificati non avrebbe altro sbocco che l’esasperazione di questa concentrazione di potere e di conseguenza l’aumento vertiginoso della “fame dei poveri”.
Ma ciò che più supporta l’essere per principio contrario alle tecniche ed ai prodotti OGM è sicuramente la Morale, l’Etica se si preferisce, nella speranza che il loro significato sia oggi ancora pronunciabile, prima che comprensibile, anche se non misurabile per mezzo di indicatori economici.
La natura, l’intorno che ci ospita per pochi anni, ha impiegato millenni per creare un equilibrio ed un’armonia ai nostri occhi troppo spesso indifferente. Non è possibile proseguire sui binari morti di una civiltà sempre più miope alle crescenti emergenze eco-logiche, ed al contempo arroccata a strenua difesa di decrepiti modelli di sviluppo come di pensiero a senso unico.
Ragionando a scala locale, comunque sempre in un ottica di più ampio respiro, è doveroso, necessario, prioritario, sottolineare che l’affermazione delle famigerate semenze “doc”, imposte dalla civiltà consumistica, non può che portare alla perdita di quel poco che resta di biodiversità che ci rimane, punto cardine di ogni qualsivoglia equilibrio naturale di ogni specie vivente. La maggioranza di specie vegetali naturali, autoctone, specifiche di un dato territorio, selezionate nel corso della storia con la lungimiranza rispettosa di Madre Natura, saranno irrimediabilmente perdute.
Borgo San Giacomo, lì 22 luglio 2003
davide ferrari










Commenti recenti
38 weeks 3 days fa
1 anno 13 weeks fa
1 anno 15 weeks fa
1 anno 15 weeks fa
1 anno 19 weeks fa
1 anno 31 weeks fa