Il governo Berlusconi con il decreto "Salva Eluana" del 6 Febbraio ha legiferato in fretta e furia, cercando di propugnarci con i suoi media una linea morale di stato; certamente non di uno stato laico. La conflittualità che percorre oggi, e da tempo, gran parte della popolazione si è spostata dal piano della questione etica (che resta sempre nel casetto), a quello meramente politico, o meglio opportunistico, in vista dei voti da raccattare per le imminenti consultazioni elettorali.
La puzza di sacrestie umide e buie, ove da sempre in Italia, si decide la direzione della propaganda politica della santa romana chiesa, serbatoio di voti sempre molto ambito, è divenuto irrespirabile.
Aggirare la corte costituzionale con un decreto, equivale ad imporre la propria legge, nel più deleterio disprezzo del mandato governativo, che imporrebbe scelte condivisibili, se non condivise.
Si tratta dell'ennesima riprova di un garantismo di interessi particolaristici, a cui la maggioranza è sempre più asservita e l'opposizione anche.
Solita tattica di Berlusconi e staff al seguito. Prima afferma una cosa, per poi immancabilmente ritrattare, incolpando i media (che poi sono quasi tutti suoi) di falsarne le esternazioni. Nel campo dell'informazione un concetto ed il suo contrario non si annullano, anzi con una sapiente taratura mass mediatica, esso si biforca in due, e anche se in antitesi, raggiunge lo scopo di accontentare, o almeno rassicurare, gli uni e gli altri.
Il rifiuto del presidente della repubblica di controfirmare il decreto viene saltato a piè pari, esautorandone il ruolo di garante della carta costituzionale, semplicemente riunendo le camere - come solo i presidenti di assemblea possono e non il governo - allo scopo di varare un provvedimento ideato in fretta e furia per mettere un sigillo riparatorio alla situazione creatasi.
Certo, la costituzione è già stata più e più volte trattata alla stregua di carta straccia, ma mai come in questo caso in modo tanto sfacciato ed a muso duro.
La cosa più grave emersa dall'atteggiamento del partito unico, è stato ancora una volta, e bisogna sottolinearlo, quello di tracciare la strada verso l'instaurazione "democratica" di un regime presidenzialista, del tutto particolare, ove non cè più posto per una legge che faccia da base del convivere civile.
Ciò che non piace a sua maestà si cambia con semplici decreti, riducendo il parlamento all'inutilità, le uniche leggi che servono saranno quelle emanate dal consiglio dei ministri.
Non si può più tacere o abbassare i toni del dissenso, qui si tratta di salvare la libertà in tutti i settori della vita pubblica, oltre che la dignità individuale e collettiva.