Dieci anni sono passati;
il tempo e lo spazio sono variabili strane da intendere, e tu ne approfitti per fare un salto a salutarci, a tuo modo, poeticamente.
Del resto, tu giochi facile, per mille e mille anni ancora, vibrerai tra luoghi sconosciuti, come solo alla bellezza e alla verita' e'permesso.
Percepivo il bisogno di piangere, come tanti, troppi.
Mi conosci bene; ho pianto, lavando con le lacrime i miei occhi sempre troppo appannati e distratti, con la dolcezza della neve fresca.
Così..naturalmente, spezzando senza fatica ogni sorta di catene, ignorando da qualsivoglia autorita' venissero.
Con il solito modo ruvido, da compagno di strada che la sa sempre un po' piu' lunga, mi hai regalato ancora poesia, fatta di emozione, meraviglia e libertà, senza far altro che accordarmi, ad un crescendo di suoni lontani e variegati, eppure melodiosi.
Non ho dubbi che ad ogni singola persona che riesce ancora ad ascoltare, sia andato il regalo a lui piu' gradito, appuntato da te, senza nessuna pretesa, cosi'..poeticamente.
Come non ho dubbi, che il direttore della insolita orchestra, non puo'che essere una qualche parte di te sparsa tra gli infiniti universi.
Grazie Fabrizio, ancora, e per mille anni ancora, amico e fratello.