Referendum Popolari giugno ‘03

I referendum popolari sull’ estensione dell’art.18 e sulla abrogazione di servitù coattiva di elettrodotto , sono miseramente naufragati sugli scogli di un mare fin troppo annunciato.
Con tronfia soddisfazione dei molti, troppi, politici affaristi e faccendieri che contraddistinguono l’attuale classe politica dirigente nazionale.

Una sconfitta netta e amara per chi si è battuto per mesi.
Ma e’ un dato di fatto. Non ci si può nascondere.

Sicuramente ha remato contro il caldo sempre più intollerabile anche alle nostre latitudini, ma certo non basta, da solo, a spiegare un fenomeno di massa così accentuato.

Non c’è dubbio che l' " ordine ” all’astensione urlato dall’attuale Premier ai propri sudditi ha irreggimentato generali, battaglioni, soldati e balilla della destra governante.

Ma è altrettanto vero che la solita “buona” parte, affatto indifferente, l’ha recitata pure una malcelata corrente di centro “sinistra”; che ben si guarda dal calpestare interessi economici e finanziari antagonisti all’odiato Berlusconi, i quali però, perseguendo la stessa logica individualistica, non si pongono certo al sevizio delle pressanti e reali esigenze della società civile.

Il solo addentrarsi in una analisi dell'intricato nodo delle liti, o finte tali, a ragione o a torto, sui diritti dei lavoratori, su cui comunque ancora molto si parlerà e discuterà, più o meno a s-proposito, richiederebbe intere pagine di storia ancora da scrivere.
Abbandono da subito l’idea, non riuscirei a intravedere neppure uno spiraglio di luce tra le mille filosofie pseudo-intellettuali da salotti ammuffiti che si apprestano a soffocarci da ogni dove.
Sbraitate pure. Fin che dura…

Ci tengo però a puntualizzare l’atteggiamento ambiguo, a dir poco “strano”, tenuto da alcuni dirigenti dell’opposizione riguardo “l’altro referendum” .
Non a caso definito in tal modo, se si pensa alla vera e propria opera di disinformazione, o meglio di oscurantismo e censura di cattiva memoria di cui è stato oggetto.
Ciò che più stupisce, e induce a riflettere, è l’esiguità di coloro che ne hanno denunciato l’aspetto grottesco ed eclatante.
Ma tant’è, da anni è risaputo, regna sovrana l’informazione a senso unico, o quasi; non ci si poteva aspettare molto di più dai media ufficiali, visto il vassallaggio corrente.

Ma veniamo al concreto.
La servitù coattiva di elettrodotto prescritta dal regio decreto del 1933, dispone che "Ogni proprietario è tenuto a dare passaggio per i suoi fondi alle condutture elettriche aeree e sotterranee che esegua chi ne abbia ottenuto permanentemente o temporaneamente l'autorizzazione dall'autorità competente".

Ebbene, cerchiamo almeno di non essere ridicoli, l’epoca della esigenza di elettrificazione di un paese in fase di sviluppo industriale è passata da tempo, ben altri erano, e sono, i veri motivi di paura di un cambiamento normativo, di chi, dall’alto degli scranni del potere decisionale ha predicato l’astensionismo, “dimenticando” che sui temi popolari ci si confronta sul campo, lealmente, esprimendo le proprie opinioni con coraggio ed onestà intellettuale.
Alla luce dei fatti non si può che dire con rabbia: vergogna…

L’obiettivo dei promotori referendari era chiaro e duplice, da un lato il tentativo di instradare finalmente il Bel Paese verso un modello di sviluppo minimamente sostenibile, in termini di territorio, ambiente, salute, risorse…(Kioto, Rio, Porto Alegre…)
Infatti la vecchia normativa citata, ha creato le condizioni ottimali per:
a) il proliferare di centrali di produzione elettrica, tramite lo sfruttamento di combustibili fossili come petrolio, carbone, ed ultimamente metano, le cui emissioni sono alla origine dell' effetto serra, del buco dell'ozono, dei cambiamenti climatici…;
b) un conseguente modello di trasporto e distribuzione energetica fatta da una fittissima e sovradimensionata rete di elettrodotti che corrono lungo tutto il Paese. La sua abrogazione avrebbe da subito avuto l’effetto di riequilibrare un settore strategico dell’economia, per decenni sottoposto al vincolo perverso dell' incentivazione alla costruzione di elettrodotti, promuovendo allo stesso tempo la diffusione di fonti energetiche pulite e rinnovabili (dal fotovoltaico al solare-termico, dalle biomasse alla minidraulica, dalla bioarchitettura alla cogenerazione diffusa…), caratterizzate da una produzione ed uso razionale, locale, a minimo impatto ambientale e soprattutto senza bisogno di trasporto tramite elettrodotti.

Il secondo aspetto, non meno importante del sopradescritto, era quello di contenere gli effetti del cosiddetto “elettrosmog”, definibile come l'inquinamento causato dal campo magnetico e dal campo elettrico che vengono prodotti dal passaggio della corrente elettrica, e la cui fonte artificiale più consistente sono proprio gli elettrodotti.
Da anni oramai si è constatato, anche se non ancora provato scientificamente, nella speranza di non tardare come troppo spesso è accaduto (vedi Amianto, PCB, PM10...), il rapporto diretto esistente fra l’elettrosmog e particolari forme tumorali, quali soprattutto la leucemia infantile. Già nel 1998 il NIEHS (istituto federale americano per la salute ambientale), nel 2001 la IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro di Lione), tanto per citare istituti di ricerca fra i più accreditati, avevano classificato il campo elettromagnetico generato dai cavi di corrente elettrica possibile agente cancerogeno.
Questo referendum rappresentava la possibilità fattiva sia di una forte riduzione di linee elettriche, a seguito di un maggior potere decisionale a livello locale, certamente più attento all’aspetto della salute, perseguendo il principio della precauzionalità, sia, checche ne dicano vari politici direttamente interessati economicamente alla questione, di uno sviluppo programmato e più armonico della rete di radio-telefonia fissa e mobile.

In questo agitato scenario di interessi economici particolarmente elettrici, per la velocità con cui cercano di farsi largo, vanno inoltre, per comprendere appieno l’intero quadro che si sta delineando, sottolineate ed inquadrate alcune scelte di governo, contrastate da più parti, tanto dalle amministrazioni locali quanto dai moltissimi comitati sorti spontaneamente in ogni dove, mobilitandosi, raccogliendo firme, promuovendo referendum, confrontandosi nelle piazze, fisiche e, sempre più spesso telematiche, visto che i media tradizionali, poco spazio “possono” loro dedicare.
Si tratta di un fenomeno che coinvolge da un paio d’anni tutta la penisola, mirante a coordinare vere e proprie campagne nazionali, per rilanciare una nuova programmazione di lungo respiro, il risanamento e la riconversione delle centrali esistenti, rilanciando occupazione e qualità dei servizi.

Naturalmente questo movimento di massa è fortemente osteggiato, a colpi di decreti legge, volti a facilitare un businnes finanziario e lobbystico in piena dereguletion, in assenza di piani energetici e di programmazione territoriale. Basti pensare agli emblematici Decreto Marzano (Dl n°7 del 2002), ribattezzato “sblocca centrali”, o al decreto Gasparri (Dl n° 198 del 2002), diretti inequivocabilmente verso la semplificazione degli iter burocratici per l’autorizzazione a costruire manufatti afferenti al settore energetico e delle telecomunicazioni, con pesantissime ricadute ambientali, equiparandoli a opere di pubblica utilità, negando di fatto, in netto contrasto con la legge sulla autonomia degli enti territoriali (L.22/2/2001) la possibilità di pianificare e regolamentare l'uso del proprio territorio.

Alcune autorizzazioni, le più pressanti economicamente, già sono state rilasciate, ma il grosso, visto il malcostume politico tipicamente italiano, usciranno dai ministeri in tempo di ferie.
Con questa sconfitta viene rimosso anche l'ultimo ostacolo istituzionale che si era cercato di porre ad un dilagante affarismo senza precedenti, per arroganza e abuso di potere.
Ma, statene pur certi signori del mercato, non vi sarà certo facile costruire mastodontiche opere inquinanti oltre che inutili, senza il consenso della popolazione. Se ne vedranno delle belle. Sicuro.

Per finire vorrei ricordare ai partiti di opposizione, forse un po’ annebbiati dagli strascichi festosi dei recenti successi delle amministrative, che molto devono ai movimenti, alla nuova sinistra, agli ambientalisti, ai giovani che ancora sognano e credono in un mondo migliore...
Oggi ci avete traditi. Domani forse non ne avrete la possibilità.
O con noi in piazza subito, oppure a fare altri mestieri evidentemente a voi più consoni.

A parer mio...

Martedì 16 giugno 2003
davide ferrari