tra potere e autorità, piccoli distinguo grammaticali


scusandomi in anticipo con coloro che giudicheranno la presente come ecessivamente puntigliosa, cerco nel proseguio di spiegare il perchè di alcune dissertazioni mie sull'uso troppo spesso improprio di temini, di significati e significanti, senza naturalmente la pretesa di essere nel giusto; almeno tanto quanto nello sbagliato.

ho sempre sostenuto, per farla breve, che le parole, non le portino le cicogne (*); ognuna ha un senso preciso ed un ruolo proprio nella costruzione di un linguaggio condivisibile.
non usando tali mattoncini in modo corretto, come spesso oggi succede per i più svariati motivi, la struttura crolla, per logica conseguenza di fondamenta non correttamente dimensionate, cioè errate in un contesto strutturato.

uno di questi termini è potere, spesso confuso, inconsciamente o meno, con autorità.
sopratutto succede nei discorsi di carattere politico e religioso , ove sembrerebbe più appropriato, seguendo le ultime teorie economico-sociali più vicine ad un modello matematico funzionante, quindi afferenti alla visione odierna di scienze, sostituire al primo il secondo.

Il "potere" si esaurisce nell'ottenimento di finalità prefisse, la "autorità" è un contenitore più grande, che legittima e giustifica il "diritto" di farne uso.

Non è poca cosa, basti pensare al rapporto tra potere e/o autorità nel corso evolutivo dell'organizzazione sociale di tutto l'occidente.

La via tracciata e seguita dalla civiltà di cui siamo discendenti, risale alla filosofia greca di platone, di carattere prettamente "divino", proseguendo praticamente sino ad oggi, escludendo i brevi periodi a cui si possono dare nomi propri, tanto pochi erano gli esponenti che lo hanno reso possibile (galileo, machiavelli, rousseau, heghel, marx, weber...etc);

esistono addirittura teorie che manco vengono insegnate e approfondite nella didattica scolastica (godwin, bloch,ward, la cecla), alternative utopistiche (*), visioni filosofiche che mettono sul piatto la libertà, individuale come colletiva, in quanto concatenate e non divisibili ne tanto meno asservibili, se non attraverso un vero e proprio monopolio della forza, legittimato.

la collaborazione e cooperazione tra gli esseri umani, secondo "regole" che la natura insegna, antitetiche alle istituzioni capitalistiche ed individualistiche dell'oggi, sarebbero una riprova della validità di certa corrente di pensiero.

i partiti politici odierni senza distinzioni, se non per singole persone, hanno prodotto uno scollamento tra una oligarchia ristretta ed il popolo, favorendo un inevitabile particolarismo interessato della classe dirigente a tutto svantaggio della massa, trasformando il potere in autorità, tramite la strutturazione burocratica.

queste visioni di socialità "di diversa rotta", sicuramente grazie soprattutto all'ineludibile crollo del sistema autoritario che fino a ieri gestiva il presente ed il futuro prossimo, avvicinandosi ai citati modelli scientifici, matematici, infine di puro buon senso, rivestono oggi, o meglio dovrebbero, secondo logica, una importanza sempre maggiore, in quanto potenzialmente capaci di innestare una necessaria rivoluzione culturale imprescindibile per un discorrere fruibile da tutti, su base etica (non morale*) su organizzazioni socio/economiche/ambientali di qualsivoglia rìterritorio si tratti.