Monte Isola: museo a cielo aperto e spunti per uno sviluppo sostenibile

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Questa postata scaturisce per causa o per merito della "deformazione professionale" che affligge da sempre gli architetti, ponendo dei quesiti, credo interessanti, derivanti dall' l'iniziativa "INSTALLAZIONI SCULTOREE NELL'ISOLA", che si tiene sul piccolo ed incantevole colle emergente dal lago d'iseo, denominato Monte Isola, peraltro ancora in corso (8|30 giugno 08

Cerchero' di essere breve e conciso come il mezzo di comunicazione usato vuole, ma prima permettemi di sottolineare, che il porre Voi i suddetti interrogativi ha comportato a priori il coinvolgimento forte del mio pensiero.
Non certo dimentico inoltre, dello spessore del lavoro sia del critico d'arte S. Fappanni, sia degli artisti scultorei, e aggiungerei per meriti indiscussi, di una cornice antropica notevole, vengo senz'altro al dunque.

E' utopistico, pensare ad un arricchimento, nell'ottica di tutela di un patrimonio di già per se', di grande valenza, tramite piccoli interventi di valorizzazione dell intorno fisico, capaci di cogliere le oppurtunita' che l'intallazione ha in qualche modo illuminato; magari sopite, ma gia' in nuce?

Mi spiego meglio con delle affermazioni, spero condivise, ma del tutto personali.

Una decisa marcia verso una sostenibilità - chiedo venia del termine oltremodo abusato e sfumato - sfruttando modalita' leggere, non invadenti, ma sicuramente in linea con uno sviluppo economico diverso dall'attuale, oramai divenuto in "gigante dai piedi d'argilla".

Turismo responsabile, arte, cultura, bellezze naturali, urbanistica accogliente e lungimirante, edilizia di recupero... potrebbero innescare un circolo virtuoso diretto al mantenimento e sopratutto ad uno svliuppo armonico, a misura d'uomo.

Una progettualità e pianificazione capace, anche tramite un semplice e poco oneroso "concorso di fattibilità ideale, aperto e multidisciplinare", cioe' a dire, partecipato da professionisti qualificati nei vari campi a loro piu' congeniali, come dalla comunita' interessata, in un confronto costruttivo e necessario,che potrebbe, a modesto avviso, disegnare un importante collante sociale ed economico, in una accezione locale quanto globale.

Si disquisisce quindi, e mi ripeto, solo di utopie salottiere, oppure l'affiancare l'aggettivo di concrete è o potrebbe essere condiviso?

Spero, come credo, che la presente postata non si dimostri inutile.